Pericolosa, antiscientifica, evocativa dei periodi storici più bui. Il professor Carmelo Buscema, ricercatore di Sociologia politica all’Unical e tra i sottoscrittori dell’appello “no Green Pass”, definisce così la misura che regolamenta l’accesso alle aule dell’ateneo. Ma come si comporteranno i firmatari del manifesto dal momento che – stando ai rumors – non tutti potrebbero esserne provvisti?
Professor Buscema, nel documento sottoscritto da lei e altri autorevoli colleghi il Green pass è definito «ingiusto» e «discriminatorio». Perché?
«Il Green pass è una misura arbitraria, pericolosa, punitiva e infondata dal punto di vista logico-scientifico. Di più: è una licenza di contagio basata su una presunzione di negatività. Infatti non solo è stato dimostrato che persone vaccinate e non possono contagiarsi e contagiare a loro volta, ma chi è vaccinato e avesse dubbi sul proprio stato di salute è meno incentivato a effettuare il tampone e adottare le misure di prevenzione (mascherine e distanziamento), perciò si tratta di un provvedimento controproducente, ideologico. È paradossale che persone conviventi in un appartamento studentesco, che viaggiano su mezzi di trasporto pubblici, all’accesso all’aula vengano discriminate. Sono persone che hanno tutto il diritto di fare o non fare quello che stanno già facendo. Come hanno già affermato anche Barbero e Cacciari, inoltre, se questa misura fosse realmente efficace dovrebbe essere “normata”, e non mascherata da un tentativo surrettizio e infame di produrre nuove discriminazioni». Continua a leggere
Il virologo Burioni solo ieri ha ribadito: “un singolo vaccinato può contagiare, ma la vaccinazione ostacola il diffondersi del contagio nella comunità. Questo è un dato oggettivo su cui non si può discutere. E’ così e basta”. Parola di scienziato superattendibile ma non poco dogmatico! Ma, premesso che la virologia è a parere di molti osservatori la branca più aleatoria e approssimativa della medicina e della complessiva pratica scientifica, possibile che questo ormai affermato personaggio televisivo non legga le notizie e i documenti provenienti da Inghilterra e Israele, da cui risulta in modo incontrovertibile che i vaccinati sono ancora ben lungi dal poter essere considerati immuni dal contagio e addirittura meno contagiosi dei non vaccinati? D’altra parte, non si è interrogato per nulla, come qualunque uomo di scienza, per quanto modesto, dovrebbe fare, sullo strano e sorprendente fenomeno in atto in India, dove fino a qualche tempo fa le persone, non protette da alcun vaccino e falcidiate dal virus, morivano come mosche, mentre adesso, sempre nelle stesse condizioni e quindi senza che gli indiani possano ancora disporre di un numero almeno accettabile di vaccini, sembra che tale fenomeno si sia drasticamente ridimensionato?
E’ universalmente noto che Dio come Logos significa Dio come Parola, come Pensiero, come Ragione. Perciò, «La Parola», nella sua complessa, articolata, profonda e sofisticata struttura linguistica, discorsiva, etica e infine spirituale, ma non la parola di origine e derivazione storiche, bensì la parola del “principio” e dell’“eterno”, la parola ontologica, che tutto contiene sia in atto che in potenza e di cui lo spazio e il tempo storici, come tutte le creazioni culturali che vi hanno luogo, sono solo una piccola e breve anche se essenziale e significativa parentesi, è la luce del mondo, la guida a tutte le verità, la chiave di tutti i misteri, lo specchio dell’invisibile rifratto anche se molti non vi si soffermano con la dovuta attenzione. Quella parola divina è parola di vita e di verità e, mentre gli uomini, con le loro minuscole, seppur talvolta preziose ed esaltanti sillabe di conoscenza e di vita, passano, essa rimane a beneficio di quanti in ogni epoca storica, anche dopo comprensibili e faticosi travagli interiori o ingiustificati ritardi, vi si vogliano accostare.
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Il perdono evangelico è un valore prezioso e fondante della nostra fede in Cristo, anche se oggi rischia spesso di essere percepito come un disvalore e di essere ridotto ad uno dei tanti slogan banali di questo tempo. Perdonare non significa, magari con il corpo e l’anima ancora sanguinanti, essere pronti a riabbracciare chi ti abbia fatto deliberatamente del male. Bisogna sempre sforzarsi di comprendere i limiti, le insufficienze, le manchevolezze altrui, ma se qualcuno, notoriamente dotato di normali capacità di intendere e di volere, esercita sul prossimo, su qualunque prossimo, atti di manifesta ostilità, è evidente che, prima di pensare alla parola perdono, occorra innanzitutto censurarne i gesti aggressivi e, in secondo luogo, appellarsi ad una ragionevole esigenza di analizzare e capire, se possibile, le ragioni dell’offesa arrecata.
Laicità dello Stato significa, per fare capire subito il concetto ai più stupidi e retrogradi come me, che ognuno può esprimere liberamente e far valere democraticamente le idee che vuole, ivi comprese idee di natura religiosa e cristiana, su qualunque tema, a condizione di non rivolgerle direttamente e applicarle specificamente ad uno o più individui di cui sia facilmente individuabile l’identità personale. Se io dico che quasi tutti gli avvocati sono dei lazzaroni imbroglioni o che gli insegnanti in genere sono dei lavativi che godono di troppe ferie a fronte di un numero molto ridotto di ore lavorative oppure che troppi medici sono molto avidi di denaro, o ancora che i preti cattolici sono spesso inaffidabili e impreparati, esprimo certo giudizi severi e non necessariamente fondati, che hanno tuttavia pieno diritto di cittadinanza in uno Stato laico e democratico fino a quando il loro uso o la loro utilizzazione non sia mai ad personam e quindi non siano mai adoperati per colpire questa o quella persona.
Obbedire per i cattolici significa obbedire a Dio prima che agli uomini anche se gli uomini siano presbiteri, vescovi o papi. Si deve obbedienza cieca solo alla Parola di Dio, correttamente intesa e interpretata: quante volte Gesù dice ai discepoli, un po’ preoccupato: state attenti a come ascoltate! E, naturalmente, si deve obbedienza ai suoi ministri solo se o quando la loro parola sia un fedele riflesso della parola
divina. Più in generale, si deve obbedienza a chiunque, anche al di fuori del sacerdozio e della vita consacrata, esprima giudizi, moniti, esortazioni assolutamente veritieri e conformi alla divina volontà. Non mi pare che dai racconti evangelici sia possibile ricavare, evincere o dedurre indicazioni o posizioni interpretative diverse da quella appena enunciata. Si deve, certo, obbedienza all’autorità, a quella civile come a quella religiosa, nei limiti in cui, nell’uno come nell’altro caso, non si tratti di obbedire a leggi o provvedimenti manifestamente contrari alle leggi di Dio, per cui obbedienza e disciplina non possono mai essere intese evangelicamente in senso assoluto se non unicamente in relazione ai contenuti originari e costitutivi degli insegnamenti divini.