Vandali e demòni

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I disordini vandalici di questi giorni in alcune città italiane fanno emergere verità già note negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso: alcune migliaia di giovanissimi figli di papà, privi di buona educazione, di senso morale e valori civili si dedicano a devastare e distruggere interi quartieri urbani contestando il governo in carica reo di sposare la guerra e il riarmo a danno di settori ben più vitali della società italiana quali la sanità, la scuola, l’occupazione, il carovita. Non ha importanza stabilire se e in che misura tali proteste siano fondate e legittime, perché il problema che oggi si presenta è lo stesso di oltre mezzo secolo fa, vale a dire l’odio smodato, irragionevole e violento di intere generazioni abituate a chiedere, ad esigere e a pretendere nel quadro di un contesto familiare, socio-culturale, politico e religioso, sostanzialmente orfano di valori forti e veri, di norme e princìpi etici realmente praticati e non semplicemente predicati, di progetti politici coerentemente radicati in un sofferto vissuto personale e in atti significativamente costosi di vita. Continua a leggere→

I canti satirici della tradizione ucraina e le donne disonorate

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Nella tradizione ucraina le donne disonorate venivano derise pubblicamente attraverso canti satirici o insulti verbali codificati nel tessuto linguistico locale. Canti satirici particolarmente caustici erano quelli rivolti a donne già avanti negli anni e tuttavia avvezze a comportamenti manifestamente immorali o sconvenienti. Infatti, nel folclore ucraino esiste un intero filone dedicato proprio a questo tipo di satira, che rientra nella categoria più ampia dei canti umoristici (zhartivlyvi pisni) e, nello specifico, dei canti indecenti o licenziosi denominati soromits’ki pisni (сороміцькі пісні, letteralmente “canti vergognosi” o “scabrosi”). Quando la satira prendeva di mira una donna anziana o avanti con gli anni (stara baba) che non intendeva rinunciare ai piaceri carnali o che si comportava in modo ritenuto “sconveniente” per la sua età, l’ironia della comunità diventava particolarmente caustica, grottesca e priva di filtri. Continua a leggere→

Genesi storico-culturale della mentalità libertaria e dello spirito autonomistico del popolo ucraino

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L’ethos libertario, autonomista e refrattario al servilismo che attraversa la storia ucraina non è una narrazione mitologica recente, ma la risultante di specifiche strutture geografiche, sociali, religiose e culturali formatesi lungo diversi secoli di storia dell’Europa orientale. Per comprendere le radici storiche di questa spinta all’indipendenza e alla rivolta, occorre analizzare quattro snodi fondanti.

1. La frontiera aperta e il mito dei Cosacchi (I-XVIII secolo)

L’Ucraina — il cui nome etimologicamente richiama il concetto di “terra di confine” (kraj) — è stata per secoli uno spazio geopolitico cerniera tra l’Europa centro-orientale, l’Impero Ottomano e il mondo delle steppe eurasiatiche. In questa fascia di “terra di nessuno” (le steppe del Dniepr), a partire dal XV secolo si rifugiarono contadini in fuga dalla servitù della gleba polacca e lituana, avventurieri e uomini liberi. Da questa comunità nacquero i Cosacchi Zaporoghi (cioè “oltre le rapide” del fiume Dniepr). Continua a leggere→

Profilo umano e filosofico di Rachel Bespaloff

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Rachel Bespaloff è una figura affascinante perché, pur essendo rimasta a lungo ai margini del canone filosofico del novecento, rappresenta una delle voci più originali dell’esistenzialismo europeo prima ancora che esso assumesse la forma celebre di Sartre e Camus. Nata nel 1895 in una famiglia ebraica di origine ucraina e formatasi tra Ginevra e Parigi, fu tra le prime pensatrici francesi a confrontarsi seriamente con Heidegger, KierKegaard e Šestov.

                 Rachel  Bespaloff

La prima chiave per comprendere Bespaloff non è una teoria, ma una condizione esistenziale: l’esilio. Figlia di una colta famiglia ebraico-ucraina, cresce in un ambiente attraversato da migrazioni, inquietudini politiche e ricerca culturale. Prima musicista e ballerina che filosofa, si forma nel mondo dell’arte e del ritmo, esperienza che influenzerà profondamente il suo stile di pensiero. A Parigi incontra l’ambiente degli emigrati russi e soprattutto Lev Šestov, che lei stessa considererà la figura decisiva del suo “risveglio filosofico”. Ma Bespaloff non sarà mai una semplice allieva. Ammira Šestov, ne assimila il gusto per la rivolta contro i sistemi filosofici, ma mantiene sempre una forte indipendenza critica. Continua a leggere→

Il medico di famiglia tra geografia, burocrazia e identità della cura

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Il ruolo del medico di medicina generale — il “medico di famiglia” nella sua accezione più profonda e tradizionale — costituisce da sempre il vero snodo dell’alleanza terapeutica tra il cittadino e il Servizio Sanitario Nazionale. Quando questo legame funziona, la cura diventa ascolto, continuità, memoria storica e presidio di comunità; quando invece il sistema scricchiola, o quando l’organizzazione e le priorità ideologico-amministrative si frappongono nel rapporto fiduciario, il peso dell’inefficienza e della solitudine ricade inevitabilmente sulle spalle del paziente e del suo nucleo familiare.

Pur nella doverosa premessa che in ogni angolo d’Italia operano professionisti straordinari per vocazione, competenza e dedizione umana, è innegabile che la medicina di base rifletta oggi le marcate differenze di organizzazione, risorse e cultura sanitaria presenti lungo la Penisola, rivelando tre modelli di assistenza sostanzialmente distinti. Continua a leggere→

Il bugiardo patologico: il profilo psicologico

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Ci sono persone in grado di chiedere scusa perché conoscono il rispetto, e ci sono persone che cercano solo scuse                                  

 Dottoressa Maura Manca

Il bugiardo patologico è un individuo le cui bugie vanno oltre la semplice distorsione della realtà. Se, infatti, dire qualche bugia o adattare la realtà in alcuni suoi aspetti può capitare a tutti, per alcune persone mentire assume caratteristiche estreme, diventando una vera e propria patologia, un disturbo psicologico. In questo articolo, tratteremo di come sia possibile riconoscere un bugiardo patologico e delle possibilità per correggere il suo comportamento.

Quando la bugia diventa patologica?

Una bugia è patologica se va oltre il semplice adattamento della realtà. Mentire in modo patologico significa mentire in modo continuo e sistematico, senza un motivo apparente o per ottenere benefici specifici. Continua a leggere→

Il bugiardo patologico

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Se, pur tra parole infuocate di rimprovero, sei capace di accarezzare per un solo attimo la guancia di chi ti ha procurato dolore, è come se tu, in quel momento, gli dicessi: “Ci sono, sono qui con te. Esisti ancora per me”                                 (Alessandra Graziottin)

Il bugiardo patologico (maschio o femmina che sia) è una persona che mente molto spesso, su qualsiasi aspetto della sua vita. È molto difficile individuare le sue bugie, almeno inizialmente. Le menzogne possono riguardare relazioni sentimentali, amicizie, lavoro. Il primo ruolo evidente della bugia è quello di abbellire e rendere epiche le sue avventure con espressioni del tipo “se avessi voluto, a quest’ora ..” o “lui o lei voleva che divorziassi, ma a me certe cose non piacciono”. È dipendente dalle bugie: mente anche senza una ragione chiara.

È poco consapevole di avere un problema con le bugie, anzi, considera il “saper mentire” un punto di forza, un mezzo per ottenere ciò che vuole, per piacere agli altri, per essere convincente. Di solito è poco costante: molti amori vagheggiati, ma nessuno realmente speciale; tante esperienze lavorative, ma mai durature. Può diventare aggressivo, soprattutto quando viene messo di fronte alle sue bugie o viene smascherato: in questi casi difende le bugie con ostinazione. Ed è quasi impossibile che, anche a distanza di mesi o anni, trovi il coraggio di scusarsene. Continua a leggere→

La forza giusta, la pace, l’Intelligenza Artificiale e il post-umanesimo

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La pace evangelica non è assenza di conflitto: è vittoria del bene sul male. Cristo non dice mai che la pace è quieto vivere, assenza di tensioni, evitare problemi, non disturbare nessuno, non reagire mai. La pace evangelica è lotta contro il male, non fuga dal male. Gesù dice: “Non crediate che io sia venuto a portare pace, ma spada.” Lo dice non perché voglia la guerra, ma perché la verità divide, separa, crea contrapposizioni e lacerazioni personali e interpersonali, quando viene rifiutata. La pace evangelica è una pace forte, non una pace innocua. Essa nasce dalla verità, o meglio dallo spirito di verità, non dal compromesso, non da accordi al ribasso. Cristo non fa mai pace con la menzogna, con l’ipocrisia, con l’ingiustizia, con la manipolazione, con la violenza malvagia. Continua a leggere→