Ho sempre riconosciuto la funzione civile e istituzionale delle forze dell’ordine e, d’altra parte, non le ho mai demonizzate né esaltate oltre misura. Il loro ruolo, non sempre in vero da esse rispettato e onorato (lo dico anche sulla base di precise esperienze personali), coincide con la loro fedeltà all’arma di appartenenza e alle leggi dello Stato. Ma, proprio per questo, ritengo stucchevole e impropria tanto una certa attitudine sociale a renderle oggetto di disprezzo quanto anche l’opposta attitudine, soprattutto politico-statuale, a tributare loro lodi sperticate e incondizionate. Quale che sia l’angolatura da cui lo si voglia trattare, si tratta evidentemente di un tema particolarmente sensibile e delicato per la vita civile e politico-istituzionale della nostra Nazione.
Il delicato equilibrio che regola il rapporto tra i cittadini, lo Stato e le istituzioni deputate alla sicurezza rappresenta uno dei nodi cruciali di ogni democrazia matura. La riflessione che qui si propone tocca il cuore di questo legame, evidenziando come la sovraesposizione retorica delle forze dell’ordine – sia in senso negativo (la demonizzazione) sia in senso positivo (l’esaltazione incondizionata) – rischi di sbiadirne la reale funzione civile e costituzionale. Un’analisi di questo tema per la vita pubblica italiana rivela la necessità di ricondurre il dibattito entro i binari del rigore istituzionale e del primato della legge. Continua a leggere