Introduzione
Ogni epoca storica sviluppa una particolare sensibilità nei confronti del bene e del male. Se la modernità fu caratterizzata dalla ricerca di princìpi morali universali e dalla convinzione che fosse possibile fondare razionalmente il giudizio etico, la società postmoderna sembra invece distinguersi per una crescente difficoltà a riconoscere l’esistenza stessa di un ordine morale oggettivo. In questo contesto acquista particolare rilievo il fenomeno dell’amoralità. Per amoralità non deve intendersi immoralità. L’individuo immorale riconosce il bene e sceglie il male. L’individuo amorale, invece, tende a considerare irrilevante la distinzione stessa tra bene e male. Egli non trasgredisce necessariamente una norma; più spesso ne sospende il significato. L’amoralità rappresenta dunque una forma di anestesia etica. Non consiste nella ribellione ai valori, ma nella loro progressiva evaporazione dall’orizzonte della coscienza personale e collettiva. Tuttavia, se si osserva con attenzione la società contemporanea, si comprende come la questione sia più complessa. L’amoralità non si manifesta soltanto come assenza di valori. Molto spesso essa coincide con la subordinazione dei valori stessi a un principio superiore e non dichiarato: l’espansione egocentrica dell’io. Continua a leggere
