INTRODUZIONE. Il divario tra verità reale e giustizia formale.
Il processo civile contemporaneo vive una profonda crisi d’identità, oscillando tra la ricerca della verità sostanziale e l’arroccamento in un formalismo tecnicistico che spesso si traduce in una vera e propria denegata giustizia. Quando il diritto cessa di essere lo strumento per ricondurre l’assetto economico delle parti all’equità e alla legalità, per trasformarsi in uno scudo logico dietro cui legittimare ritenzioni patrimoniali ingiustificate, il cittadino percepisce l’esito giudiziario non come l’emanazione di un’autorità terza, ma come una rischiosa forma d’azzardo normativo. Un caso recentemente vagliato dalla giurisprudenza di merito (inerente all’azione di ripetizione promossa da un singolo condomino contro la gestione del proprio ente di gestione) costituisce un paradigma illuminante di questo cortocircuito. Attraverso l’analisi incrociata degli atti difensivi e delle decisioni dei gradi di merito, emerge come un’evidenza contabile solare e la palese infondatezza giuridica delle tesi di controparte siano state neutralizzate da una sentenza d’appello che ha preferito parcellizzare la cronologia degli eventi pur di non applicare l’oggettività del dato economico. Continua a leggere
