Radici sapienziali e parabole storiche dell’ordine giuridico occidentale
Introduzione: Il Nomos e il Sacro
Il diritto contemporaneo vive nell’illusione della propria autoreferenzialità. Ridotto a mera tecnica procedurale, a formalismo geometrico o, di recente, a calcolo probabilistico guidato dall’automatismo algoritmico, il diritto moderno ha dimenticato il proprio cordone ombelicale con la dimensione del sacro. Il termine greco Nomos, prima di indicare la legge positiva, evocava la misura, il confine, l’atto originario del dividere e dell’assegnare la terra. Nelle civiltà che hanno fondato lo spazio mediterraneo e occidentale, questo atto di fondazione dell’ordine non è mai stato un esercizio di pura forza o di convenzione utilitaristica: esso traeva la propria legittimità da una Parola originaria, da una Rivelazione.
Affrontare il rapporto tra il diritto e i tre grandi monoteismi – Ebraismo, Islam, Cristianesimo – non significa compiere un’operazione di archeologia culturale. Al contrario, rappresenta un atto di eccezionale urgenza propedeutica: solo comprendendo come queste tre tradizioni abbiano declinato il rapporto tra la Volontà divina, la norma storica e la coscienza dell’uomo è possibile decifrare l’attuale crisi dell’ordinamento giuridico e la sua deriva tecnocratica. Ciascuna di queste fedi ha configurato un modello unico di transizione dal comando teologico alla regola civica, oscillando tra l’assolutezza del testo e lo sforzo fecondo dell’interpretazione. Continua a leggere

