Un frammento sulla risurrezione nell’omelia pasquale di Leone XIV

Citazione

La risurrezione di Cristo “non è una cosa del passato, contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali”: “Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero. La Pasqua è la nuova creazione operata dal Signore risorto, è un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico avversario. Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo. Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita”.

Dedicata a Martina dal papà Massimo D’Este

Citazione

 

Io faccio finta di nascondermi

Sono venuta fragile,

perché imparaste a custodire ciò che non si trattiene.                         

Sono venuta per poco,

perché scopriste che l’amore non si misura nel tempo.

Sono venuta nella nostra vita,

perché conosceste una gioia che non si può spiegare.

E sono rimasta nel vostro cuore,

perché non mi perdiate mai davvero.

Io farò finta di nascondermi

Voi non mi cercate dove il corpo si arrende,

ma dove l’amore continua.

Sono nelle vostre mani vuote,

che ancora mi cercano.

Sono nei vostri giorni spezzati,

che piano imparano a respirare.

Sono nel silenzio che vi fa male,

ma che vi parla di me.

Non sono lontana,

sono diventata più vicina di prima.

Perché ora vivo

Dove niente può separarci.

E se vi sembra incredibile tenermi con voi,

ricordate sempre

non siete voi che provate a trattenermi,

sono io che non vi lascio.

 

 

Le carezze di Martina

Citazione

Massimo D’Este di Tolentino è uno dei più sensibili e apprezzati cantautori cattolici italiani. Io mi onoro del sincero e fraterno rapporto di amicizia che intercorre con lui da circa quindici anni, nel corso dei quali egli è stato sempre, con la moglie Stefania e da un certo momento in poi con l’amorevole genero Daniele, particolarmente vicino alla giovane figlia Martina, affetta da un male molto aggressivo che, poco meno di 2 mesi or sono, ha finito per avere la meglio sulla sua natura gioiosa e sulla sua resiliente e dinamica spiritualità cristiana. Le righe che seguono sono espressione del commosso, spontaneo e affettuoso omaggio che il papà e l’artista hanno voluto rendere all’immagine di una giovane donna la cui drammatica ma coraggiosa e significativa esperienza di vita sembra aver inciso profondamente sulla vita civile e religiosa dell’intera comunità cittadina di Tolentino.

Martina D’Este

              Le carezze di Martina

        …perché della vita, non si butta via niente… 

Dei tanti ricordi che ho di Martina, uno resta più nitido degli altri: l’attenzione. Si vedeva da come guardava le cose, da come le lasciava accadere senza respingerle. La malattia non le aveva tolto la vita: le aveva cambiato lo sguardo. E in quello sguardo era nato qualcosa di raro, un’attenzione piena, dove niente era da scartare. Con lei, ogni cosa trovava spazio. Non importava la misura o il peso. Una parola, un silenzio, una giornata più dura delle altre: tutto veniva accolto. Non c’era urgenza di oltrepassare, né bisogno di dimenticare. Martina sembrava dare peso al suo tempo. E così le cose cambiavano. Anche il dolore della delusione, quando arrivava, non lo respingeva. Lo attraversava. Senza farne un nemico, senza costringerlo dentro un senso. Lo viveva. E così, in modo quasi impercettibile, il dolore perdeva qualcosa della sua violenza.

Con lei niente andava perduto. Né i giorni leggeri né quelli gravosi. Tutto entrava nella sua vita e trovava posto, come dentro un disegno che rispettava fino in fondo. Per questo, accanto a Martina, il rimpianto non attecchiva. Non perché mancassero la fatica o la paura, ma perché nulla veniva lasciato indietro. Ogni cosa era vissuta, custodita, presa sul serio. La vita, anche quando si faceva faticosa, veniva abitata. E allora si capiva, senza bisogno di parole, che in lei la malattia non aveva vinto. Aveva, paradossalmente, reso la vita più luminosa. Più essenziale. Più vera.

Martina non tratteneva solo ciò che era bello. Non scartava nulla. Per questo, guardandola, si imparava, anche senza accorgersene, che della vita, anche quando è ferita, non si butta via niente.

Massimo D’Este

 

Beata Madre (Musica e testo di Francesco di Maria / voce di Irenne Coronado)

Citazione

Beata Madre
che hai ascoltato
che hai applicato
la Parola di Dio
 
Beata Madre 
che hai capito
cos’è la fede
nel Signore  
 
Beata Madre 
che con la mente
hai detto sì
al divino amore
 
Beata Madre 
che con il cuore
hai accolto in te
l’infinito candore 
di chi ha voluto
salvare il mondo
mostrando a tutti
il suo dolore.
…………… (musica)
 
Beata Madre
perchè da allora
tu non ti stanchi
di pregarlo per noi.

Perché sono nato, dice Dio di Lambert Nolen*

Citazione

Sono nato nudo, dice Dio,
perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero,
perché tu possa considerarmi l’unica ricchezza.
Sono nato in una stalla,
perché tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio,
perché tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore,
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte,
perché tu creda che io posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio,
perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
Sono nato uomo,
perché tu possa essere “Dio”.
Sono nato perseguitato,
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità,
perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio,
per portare tutti alla casa del Padre.

* Lambert Nolen è un missionario e un poeta nato in Belgio nel 1940 e vissuto in Brasile, dove, sul finire degli anni sessanta, entra a far parte della Congregazione dei Missionari delle Opere.