Quale populismo?

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E’ inutile continuare ad inveire contro i populismi come se fossero una semplice degenerazione della normale prassi politica, anche perché la storia politica e sociale dell’umanità è disseminata di movimenti populistici poi consolidatisi in veri e propri regimi di Stato. Semmai, si potrebbe dire il contrario: che i populismi irrompono sulla scena politica quando l’attività politica ordinaria non solo degenera ma tende a fossilizzarsi nei suoi processi degenerativi. In questo senso, i populismi, non tutti evidentemente nello stesso modo, rappresentano sintomi importanti di una malattia in corso che possono consentire di curarla e di impedirne una letale irreversibilità. Come al solito, non si tratta di generalizzare ma di distinguere e di leggere nello specifico di determinati fenomeni storici.

Il populismo pentastellato non era affatto l’antipolitica, la negazione della democrazia rappresentativa, la fine della logica parlamentare del confronto ipocrita, dell’accordo gesuitico, della mediazione interessata, del compromesso ad ogni costo, e la pur demagogica affermazione della democrazia diretta. Si può discutere se fosse un movimento politico autenticamente o solo opportunisticamente (come io propendo a credere) popolare, realmente radicato nelle masse o semplicemente asservito ai disegni di un ristretto ma agguerrito gruppo di avventurieri capaci di agitare la causa popolare in modo e per scopi semplicemente strumentali, ma non c’è dubbio che esso sia nato e si sia sviluppato come espressione di individualità borghesi frustrate ma non marginali e ben integrate nel sistema e nel quadro dell’idolatria occidentale del potere, dell’arricchimento, della visibilità e del successo, e mosse da un istintivo spirito di rivolta contro ceti politici indubbiamente inerti e corrotti ma soprattutto rei ai loro occhi di non essere stati e di non essere abbastanza sensibili alle tante ambizioni sociali e individuali esterne o estranee a segreterie di partiti, di uomini politici e di sindacati e per troppo tempo rimaste insoddisfatte. Continua a leggere

Intesa CEI-GOVERNO bocciata in parrocchia*

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* Pubblicato in “Corrispondenza Romana” del 20 maggio 2020

Saranno anche frutto di un accordo firmato dalla Cei e dal governo Conte, ma le linee-guida per celebrare la Santa Messa non piacciono ad un numero crescente di preti. E quella che il quotidiano Avvenire ha definito «creatività pastorale» viene sempre più rifiutata da sacerdoti, per nulla disposti a commettere sacrilegi. Si tratta di preti diocesani e non, non necessariamente legati alla Tradizione, ma attenti ad evitare rischiosi passi falsi: «La Comunione data nel modo previsto comporta tre sacrilegi – spiega don Leonardo Ricotta, parroco della chiesa di Sant’Agata, a Palermo-Villabate, da noi intervistato –. Dare la Comunione nella mano è sacrilegio; mettere il Corpo di Cristo nella plastica è un secondo sacrilegio; gettare nell’immondizia il guanto monouso, dopo che ha toccato il Corpo di Cristo, è un terzo sacrilegio. Ergo, nella libertà della mia coscienza, mi rifiuto di fare una cosa del genere». Ed i fedeli? «Faranno la Comunione spirituale». Altri sacerdoti han deciso di “disobbedire” alle linee-guida, dando la S. Comunione senza guanti. E sulla bocca. Don Pietro Cutuli della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea ha realizzato un video, in cui spiega perché: «Non c’è nessuna evidenza del fatto che sia più pericoloso ricevere la Comunione sulla bocca piuttosto che sulla mano – dice – anzi in molti casi potrebbe essere l’esatto contrario. Con le mani noi tocchiamo tutto». Non solo: «Anche nel più piccolo frammento dell’Ostia Santa vi è tutta la Presenza di Gesù in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Ricevere Gesù sui guanti significa che qualche pezzettino, qualche frammento di Ostia possa rimanere sui guanti e poi, essendo monouso, essere gettato e finire nella spazzatura. Non è un rischio ipotetico, è un rischio reale». Continua a leggere

Sulla comunione eucaristica in tempi di coronavirus*

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Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli. Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile. Le rubriche del Messale non dicono nulla circa l’uso di guanti nella celebrazione della Messa. Nel rito tradizionale il vescovo, nella prima parte della Messa pontificale, indossa le chiroteche, ma le ritira prima di accedere all’altare per la parte sacrificale. Continua a leggere

L’insignificanza e la liturgia del nulla*

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C’era, un tempo, la Chiesa del silenzio. Era la Chiesa che, sotto i regimi comunisti, doveva nascondersi, ordinare sacerdoti che si presentavano in pubblico come operai metalmeccanici, consacrare vescovi non nella luce di una cattedrale ma nel buio di qualche cantina. C’era la Chiesa, tanti secoli fa, dei “cacciatori di preti”, i “priests hunters”, ed era la Chiesa inglese del Cinquecento. Allora la Chiesa doveva parlare nel modo più prudente possibile, per poter continuare a portare la sua voce ed evitare che quella fiammella, sempre in pericolo di essere spenta, potesse estinguersi del tutto. Continua a leggere

#BENEDETTOXVIBLOGWORDPRESS: NON È LECITO NEGARE LA COMUNIONE SULLA LINGUA! I SACERDOTI CHE SI RIFIUTERANNO DOVRANNO ESSERE DENUNCIATI!

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Dal Prof. GIORGIO NICOLINI – COMUNICO che quest’oggi, 12 maggio 2020, dalle ore 11,50 ho avuto un lungo colloquio telefonico con il Segretario del Card. Robert Sarah,  prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (di cui posso fornire la registrazione), riguardo alla questione dei Vescovi o dei Sacerdoti che, con l’avvio delle Messe con il popolo, impongono ai fedeli di ricevere la Comunione SOLO sulla mano. Il Segretario mi ha confermato che il Card. Sarah, come si era già espresso anche pochi giorni fa in una intervista – https://www.lanuovabq.it/it/sarah-basta-profanazioni-non-si-tratta-sulleucarestia -, ribadisce l’insegnamento della Chiesa (nella “Redemptionis Sacramentum”) secondo cui che NON E’ LECITO NEGARE LA COMUNIONE IN BOCCA a chi richiede tale modalità di ricezione della Comunione Eucaristica, come d’altra parte – pur se “illegittimo” perché violazione della Costituzione e dei Patti Lateranensi – lo stesso “accordo C.E.I.-Governo” del 7 maggio 2020 non vieta in alcun modo tale modalità di ricezione della Comunione Eucaristica da parte dei fedeli. Pertanto, Vescovi e Sacerdoti che imponessero la sola Comunione sulle mani commettono un abuso, del quale – mi ha detto il Segretario – faccio bene a presentare “denuncia canonica” alla stessa “Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti”. Quindi, consiglio tutti quanti avessero a subire tale ABUSO DI ESSERGLI NEGATA LA COMUNIONE IN BOCCA (da parte di Vescovi o Sacerdoti), di inviare regolare DENUNCIA CANONICA alla “Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti” (c/o 00120 CITTA’ DEL VATICANO – Fax 06.69883499 – Posta Elettronica: [email protected]), per UN INTERVENTO AUTORITATIVO sui Vescovi e/o Sacerdoti (indicando il relativo indirizzo domiciliare o altri elementi di contatto) che commettono tali ABUSI. Dalla “Redemptionis Sacramentum” n.169: “Quando si compie un abuso nella celebrazione della sacra Liturgia, si opera un’autentica contraffazione della Liturgia cattolica. Ha scritto san Tommaso: «incorre nel vizio di falsificazione chi per conto della Chiesa manifesta a Dio un culto contro la modalità istituita per autorità divina dalla Chiesa e consueta in essa». Continua a leggere

Prof. Filippo Maria Boscia: comunione sulla mano più contagiosa di quella sulla lingua

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(Bruno Volpe, La Fede Quotidiana – 10 Maggio 2020) “Comunione sulla mano?  E’ più contagiosa”. Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato un luminare della medicina, il prof. Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici.

Presidente Boscia, finalmente raggiunto l’ accordo sulle messe col popolo. Contento?

”Certamente e ritengo che fosse giusto, per motivi di sicurezza, aspettare ancora, come avevo detto. Bisognava e bisogna tutelare sempre la salute”.

Ora impazza tra molti credenti il dibattito, comunione  sulla lingua o sulla mano come è stato scelto, perché reputata maggiormente igienica.. Continua a leggere

Scienza e fede in Giovanni Paolo II. Brevi note su alcuni scritti di Mario Castellana

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E’ noto come papa Giovanni Paolo II fosse dotato non solo di una solidissima e ispirata formazione teologica ma anche di una rigorosa cultura filosofica specificamente incentrata, oltre che sui classici della tradizione filosofica cristiano-cattolica, anche su un “personalismo economico” originatosi dalla scuola personalistico-fenomenologica della università cattolica di Lublino soprattutto grazie agli studi del cardinale Stefan Wyszynski e del professor Czesław Strzeszewski. L’etica, la filosofia del lavoro, congiuntamente alla puntuale difesa dell’ortodossia dottrinaria della fede cattolica, sono stati al centro del lungo e complesso pontificato wojtyliano. Ma certamente rilevante appare qui, sotto tale pontificato, anche una politica culturale della Chiesa volta a riformulare il rapporto tra quest’ultima e il mondo moderno con particolare riferimento alle molteplici e  relativistiche, quando non decisamente “deboli”, forme del sapere contemporaneo.

Da tempo, prima in un’antologia  di scritti sulla scienza di Giovanni Paolo II, Scienza e verità (Lecce, Pensa Multimedia 2010) con lunga introduzione, e adesso in una nota destinata ad essere ospitata nel sito web della “Facoltà Teologica Regina Apostolorum” di Roma, il noto epistemologo cattolico Mario Castellana ha sottolineato in particolare l’impegno profuso dal papa polacco, a partire dal 1979, a favore di un rinnovato dialogo tra cultura cattolica e cultura scientifica contemporanea, che egli percepiva come una delle principali priorità del contemporaneo apostolato cattolico. Infatti, osserva Castellana, si fece promotore presso l’Accademia pontificia delle scienze di numerose iniziative e di dibattiti finalizzati a trattare liberamente, per via della partecipazione ad essi di uomini di scienza credenti e non credenti di tutte le parti del mondo, di possibili o necessari nessi intercorrenti tra le ‘verità della fede’ e le ‘verità della scienza’. I risultati di questi incontri apparvero così incoraggianti da indurre i responsabili della gerarchia vaticana, pur sempre su impulso del papa, ad organizzare nel corso degli anni ’80, diverse riunioni plenarie su scienziati quali Newton ed Einstein, Mendel e Darwin e soprattutto tutta una serie di studi intorno al “casus belli” per eccellenza nella storia dei difficili rapporti tra fede e scienza ancor più che tra fede e filosofia, ovvero il “caso Galileo”. Continua a leggere

I vescovi non possono imporre la Comunione “alla mano”, né proibire la Comunione “alla lingua”

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(P. Kwasniewski, Chiesa e post concilio – 10 maggio 2020) Col graduale allentamento delle restrizioni sugli assembramenti, alcune diocesi hanno cominciato a diramare nuove normative per la celebrazione delle Messe. Queste normative spesso includono una dichiarata preferenza per la Comunione “alla mano” o addirittura un divieto per la Comunione “alla lingua”.

In questo articolo dimostrerò due cose: primo, riguardo alla “forma Ordinaria”, i vescovi, sebbene liberi di esprimere una preferenza, non hanno autorità di comandare la ricezione “alla mano” o di proibire la ricezione “alla lingua” (e pertanto, a fortiori, nessun parroco potrebbe avere tale autorità). Secondo, riguardo alla “forma Extraordinaria”, la Comunione può essere amministrata solo “alla lingua”.

Prima di addentrarci nelle questioni canoniche, è importante notare che non c’è alcuna dimostrazione che la maniera tradizionale di ricevere la Comunione – cioè “alla lingua” – sarebbe meno igienica o più pericolosa per la salute pubblica rispetto alla Comunione “alla mano”. Un canonista mi ha scritto: “Molti hanno sottolineato che i germi si diffondono più facilmente attraverso i contatti frequenti delle mani rispetto al porre l’ostia alla bocca (che, se il sacerdote sa quel che sta facendo, non dovrebbe comportare rischi di trasferimento di saliva)”. Continua a leggere

Lettera aperta di un peccatore ai vescovi sardi e ai vescovi italiani

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Come mai i vescovi della Sardegna, con a capo il presidente della CEI regionale mons. Antonello Mura, si sono risentiti e hanno protestato nei confronti del governatore Christian Solinas, dopo che questi ha giustamente ritenuto di autorizzare la ripresa delle sante messe sull’intera isola a partire dal 4 maggio ultimo scorso? Solinas, segretario e senatore del Partito sardo d’Azione, governa la Sardegna dal marzo 2019, e, avendo ben percepito il grave disagio del suo popolo a causa della prolungata sospensione delle funzioni religiose e in particolare di quella eucaristica, ha saggiamente deciso di ripristinare, non senza il conforto di quella scienza giuridica di cui è buon conoscitore, la riapertura di vari esercizi pubblici e commerciali e, tra questi, anche quella delle chiese con tutte le loro ordinarie attività liturgico-sacramentali.

Ci si sarebbe aspettati il plauso della gerarchia ecclesiastica sarda che, a causa dell’improvvisa passività morale e spirituale con cui la CEI nazionale, su decisione pontificia, aveva accettato e subìto le direttive governative di marzo con cui si decretava la sospensione di tutte le attività liturgiche e sacramentali della Chiesa cattolica su tutto il territorio nazionale, si era vista privare di quella libertà religiosa di cui non lo Stato o il potere politico ma solo essa medesima è unico titolare sotto il duplice profilo giuridico e religioso. Ci si sarebbe augurato quanto meno da parte del clero sardo una condivisione di quel senso di liberazione, di certo avvertito dall’isolano popolo di Dio, e di consolazione nel sapere che finalmente un potere dello Stato, sintonizzandosi con i bisogni spirituali dei suoi amministrati, se ne fosse fatto concretamente carico ripristinando pienamente la libertà di culto e tutte le manifestazioni religiose ad essa connesse. Continua a leggere

Comunione in bocca: nessun rischio per la salute*

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Lavoro in un ospedale con malati di COVID, e questo mi ha portato ad approfondire e discutere l’argomento anche con  altri  colleghi. In base alla letteratura scientifica siamo giunti alle seguenti  conclusioni: il Coronavirus  a differenza di altri virus, attacca  direttamente  le  mucose delle   vie respiratorie  alte  (naso, faringe e laringe) e basse (bronchi e bronchioli), direttamente sui suoi recettori e senza passare dalle vie linfatiche  e dal sangue come invece fanno altri virus.

Il COVID infetta le cellule delle mucose  delle vie  aeree soprattutto  viaggiando  attraverso  goccioline  (droplets) o in forma idro gassosa di aerosol. Di conseguenza, benché sia  stata ipotizzata,  non  è mai  stata finora dimostrata la trasmissione per contatto.

Il  palmo delle mani e i polpastrelli, come la saliva, sono  i  principali vettori di Coronavirus, ma  è difficile che  possano causare infezione  non contenendo virus in forma di goccioline o aerosol: infatti il  Coronavirus deve “prendere il volo”  per poter infettare. Continua a leggere