Chi di spada ferisce…

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In tutti questi mesi ho taciuto, anzi ho quasi totalmente disertato il mio blog, non solo perchè esso non è stato concepito come una specie di bollettino di tutte le futilità che accadono nel mondo, ma anche perchè per alcuni mesi, avendo scritto articoli decisamente critici su Movimento5Stelle soprattutto e sui partiti di destra prima che il partito di Salvini e quello di Grillo si costituissero in coalizione di governo, ho tirato deliberatamente i remi in barca in attesa di capire se e fino a che punto le mie precedenti analisi fossero errate e anche per verificare pazientemente il grado di legittimità e solidità di scelte, proposte, provvedimenti di governo adottati dalla suddetta coalizione governativa, anche e principalmente in rapporto alla politica europea e al confronto con gli organi di potere della UE. Continua a leggere

Lettera aperta al sindaco Occhiuto

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Egregio sindaco, non le contesto né la pessima politica viaria e urbanistica che da un paio di anni sta cocciutamente portando avanti nella nostra città di Cosenza, dopo averla meritoriamente modernizzata e resa vivibile in un primo tempo, né la politica edilizia e abitativa e più in generale relativa ai lavori pubblici perseguita a tamburo battente dalla sua Amministrazione con finalità abbastanza dubbie e con incerte prospettive di reperimento di mezzi finanziari, né le sue fin troppo palesi ambizioni politiche e il suo atteggiamento spocchioso verso chiunque osi rivolgerle critiche sensate, né le misure inequivocabilmente vessatorie e per certi aspetti illegali adottate verso gli automobilisti con contravvenzioni effettuate sulla base di disposizioni e di una segnaletica del tutto equivoci e agli stessi notificati ben oltre il periodo previsto dalla legge e dalla stessa Cassazione, nè il fatto che autorizzi ormai in evidente eccedenza rispetto agli spazi cittadini e alle reali necessità della cittadinanza l’apertura di sempre nuovi esercizi commerciali. Continua a leggere

Il sindaco di Cosenza o dell’insensatezza amministrativa

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Se il sindaco è Mario Occhiuto, è ormai inevitabile una critica franca e radicale. Perché? Vediamo. Se un sindaco si incaponisce nel voler perseguire progetti urbani, ma sarebbe meglio dire inurbani, che penalizzano oggettivamente un’intera città, e non solo questa o quella categoria commerciale o professionale ma praticamente tutti i cittadini che vi risiedono e che ovviamente non dispongono di pass o permessi privilegiati, vuol dire che quel sindaco, per quanto meritorie possano risultare talune opere urbane da lui compiute, non solo dimostra di essere privo di cultura civile e democratica ma dà anche adito a pesanti dubbi circa la vera natura e il vero scopo delle sue scelte amministrative. Se un sindaco, anziché puntare a snellire e a rendere più veloce la circolazione delle autovetture, non fa altro che creare veri e propri percorsi ad ostacoli che rallentano e intasano terribilmente il traffico, contribuendo altresí a creare vere e proprie bolle di inquinamento ambientale soprattutto nelle ore di punta e ad accrescere il disagio psicologico e la tenuta nervosa di chi viene costretto a stare molto più tempo al volante, non c’è dubbio che le sue capacità logiche siano quanto meno discutibili; se poi giustifica la sua decisione di proibire la circolazione del traffico urbano davanti alle scuole elementari o meglio solo davanti a qualcuna di esse (chissà perché!) con l’esigenza di creare più spazi e maggiore vivibilità per i piccoli allievi che le frequentano, non si accorge di essere come minimo incongruente dal momento che gli stessi bimbi di quelle scuole, quando ne escono alla fine delle lezioni, devono percorrere strade completamente intasate di traffico e quindi verosimilmente attraversate da nuvole forse invisibili ma molto dense di gas tossici che non possono non influire proprio e principalmente sulla salute di coloro che si dice di voler invece tutelare; se poi quel sindaco dichiara che certi provvedimenti, accompagnati dall’indiscriminato mandato conferito ai vigili urbani di colpire con raffiche di multe e sanzioni quanto più automobilisti possibile, mirano a scoraggiare l’uso della macchina e sono funzionali ad una sorta di logica educativa come sarebbe quella del “camminare a piedi” ai fini di una maggiore vivibilità urbana, evidentemente egli non si avvede di confondere l’imposizione autoritaria e interessata (in quanto ci sono parcheggi pubblici megagalattici a pagamento che altrimenti rischiano di rimanere vuoti o semivuoti!) con l’educazione civica e con un salutare stile di vita. Continua a leggere

Il PD e il presunto “isolamento sovranista” dell’Italia

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Mi sono astenuto deliberatamente dall’esprimere giudizi sul nuovo governo, uscito dopo un parto molto travagliato dal responso elettorale del 4 marzo scorso, perché sinceramente, fino a quel momento, non avevo fatto altro che scrivere peste e corna di un movimento pentastellato e di una Lega quale quella guidata da Matteo Salvini. Non che al momento abbia rivisto le mie posizioni, fondate non già su elementi contingenti ma sulla natura stessa delle rivendicazioni politiche di questo blocco politico di origine populista ma, proprio a giudicare da alcuni atti iniziali della nuova compagine governativa, non destinato necessariamente a morire populista dopo aver conquistato il potere. Come ex elettore, ormai disilluso e amareggiato, del PD di Renzi, che continuo tuttavia a giudicare come il miglior presidente del Consiglio degli ultimi quindici anni, ho sempre pensato, segnalandolo inutilmente allo stesso Renzi, che il vero nodo da sciogliere della nostra politica nazionale fosse, come è, il rapporto con l’Europa, con la sua moneta, con le sue istituzioni politiche  economiche e giuridiche, con la sua natura di Ente finanziario più che politico sovranazionale manovrato dagli stati e nell’interesse degli Stati europei tradizionalmente ritenuti più potenti ed influenti, con una sua idea di sovranità centralizzata molto più simile ad una dittatura peraltro non illuminata che ad una gestione realmente rappresentativa e democratica capace di garantire prosperità e pace alle diverse nazioni europee.    Continua a leggere

IL Veto di Mattarella/ Un no che “aiuta” i padroni stranieri dell’Italia e i populisti*

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  • Pubblicato in www.ilsussidiario.net in data 28 maggio 2018

La linea di Paolo Savona avrebbe provocato l’uscita dall’euro: è la motivazione addotta dal Capo dello Stato per dire no al governo Conte. I dubbi del costituzionalista Mario Esposito

Sergio Mattarella (Lapresse)Sergio Mattarella 

……La linea difesa da Paolo Savona (e dunque dalla Lega) avrebbe provocato la furiuscita dell’Italia dall’euro: questa, in sintesi, la motivazione addotta dal Capo dello Stato per dire no al governo di Di Maio e Salvini. Una decisione, elettoralmente parlando, destinata ad incrementare ancor più il consenso delle forze cosiddette “populiste”. Mario Esposito, docente di diritto costituzionale alla Luiss Guido Carli, mette in evidenza tutti i punti critici di una posizione — quella di Mattarella — che divide e fa discutere.

Professore, ammesso e non concesso che Savona all’Economia avrebbe rappresentato un pericolo, difendere l’euro equivale a difendere la Costituzione?

In primo luogo è inammissibile che un singolo ministro possa determinare la politica generale del Governo. A ciò si oppongono il principio di collegialità dell’esecutivo, il potere di direzione e coordinamento del presidente del Consiglio e soprattutto l’attività legislativa e di controllo del Parlamento. Riferire dunque ad un solo ministro conseguenze reputate genericamente disastrose, lascia francamente perplessi.
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Euro gabbia tedesca e il piano B dell’Italia: il manifesto di Savona

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Pubblicato da Andrea Carli in “Il Sole24Ore” del 22 maggio 2018

Il nome di Paolo Savona, economista e politico nel Governo Ciampi e in quello Berlusconi di metà anni duemila, è stato fatto da M5S e Lega al capo dello Stato Sergio Mattarella per il ministero dell’Economia

L’euro? È una gabbia tedesca. La Germania ha sostituito la volontà di potenza militare con quella economica. L’Ue? È viziata da «innata ingiustizia». Cosa fare? Bisogna ricorrere a un piano B per uscire dall’euro, se fossimo costretti. Sono alcuni passaggi del “Paolo Savona pensiero”, che emergono dalla lettura dell’autobiografia “Come un incubo e come un sogno”, a giorni in libreria edita da Rubbettino (i contenuti sono stati anticipati oggi dal quotidiano La Stampa). Continua a leggere

I capricci di Mattarella

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Movimento 5Stelle e Lega hanno vinto le ultime elezioni politiche e non potevano non essere chiamati a governare. I loro rappresentanti politici hanno proposto il professor Giuseppe Conte come presidente del Consiglio al quale Mattarella ha dato un preincarico relativo alla consultazione di tutte le forze politiche e parlamentari e, successivamente, alla composizione di una lista di ministri da proporre per la formazione del nuovo governo. Conte, sentiti ovviamente Di Maio e Salvini che sono i suoi principali azionisti, ha stilato la sua lista di ministri in cui figura, al ministero dell’economia, il nome chiacchierato, non per motivi giudiziari ma esclusivamente politici, di Paolo Savona. Ora, poiché Savona è il simbolo dell’antieuropeismo e dell’antieuro, oltre che di un diffuso sentimento antitedesco e antifrancese, Mattarella non ritiene di poterlo nominare ministro dell’economia. Questo però non coincide affatto con le prerogative costituzionali assegnate al Capo dello Stato dall’art. 92 della Costituzione, che recita espressamente: «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri». Continua a leggere

Per il centodecimo anniversario della nascita di Ludovico Geymonat (seconda e ultima parte)

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Di certo c’è che in Italia come in tutto il mondo occidentale non esistono più, posto che siano davvero esistiti in passato, partiti di sinistra vocazionalmente determinati a cambiare il mondo. Lo stesso partito comunista italiano appariva ormai a Geymonat come un partito riformista senza vere riforme e preoccupato più che altro di farsi accettare dal mondo capitalistico americano ed europeo. Ma per il filosofo della scienza tra democrazia e capitalismo sussisteva un rapporto di totale incompatibilità per cui era necessario chiedersi come potesse essere ancora utile un partito popolare che si fosse abituato all’idea dell’insuperabilità storica del capitalismo e che si fosse limitato a cercare il modo migliore per poter convivere con esso. Non ci si poteva più limitare, pensava Geymonat, a richiamarsi alla Resistenza rievocandone e celebrandone i valori, per operare serie e reali scelte democratiche; anzi occorreva denunciare l’uso retorico, mistificante e strumentale che della Resistenza si continuava a fare da parte di tutti i politici, ivi compresi quelli comunisti, che se ne servivano come di un «espediente a cui» in particolare «i responsabili della conduzione del Paese fanno ricorso per offuscare i problemi di oggi e per non confessare la propria incapacità di risolverli seriamente» (La ragione e la politica, cit., p. 97). Continua a leggere

Per il centodecimo anniversario della nascita di Ludovico Geymonat

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Ludovico Geymonat nasce a Torino l’11 maggio del 1908. Egli non è stato solo uno dei filosofi della scienza più eminenti del XX secolo ma anche un lucido e appassionato sostenitore di un ideale democratico strettamente ancorato alla scienza moderna o, più esattamente, a quelle che il filosofo piemontese riteneva essere le caratteristiche costitutive ed imprescindibili del sapere scientifico moderno. Lunga e appassionata è stata infatti la lotta di Geymonat per l’affermazione di una cultura scientifica nel nostro paese, ritenendo egli legittima solo una prassi politico-culturale che si ispirasse ad un ideale scientifico di tipo illuministico. Continua a leggere

Lettera aperta al Dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico “Carrara” di Lucca

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Egr. sig. Preside dell’Istituto Tecnico “Carrara” di Lucca,

come ex professore di filosofia e storia tengo ad esprimerle non tanto la mia solidarietà per i malvagi atti di bullismo che stanno accadendo a danno di alcuni docenti della sua scuola, perché solidali in questo caso bisogna essere esclusivamente verso chi ha subìto e subisce la condotta oltraggiosa e violenta di un’intera classe di delinquenti,  quanto il mio sdegno morale e civile per la politica scolastica oltremodo permissiva e accomodante che evidentemente viene adottata da lei e da molti suoi docenti nei confronti degli alunni e delle loro famiglie. Continua a leggere