Il diritto tra tecnicalità e accertamento del vero e del giusto

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  1. Il diritto tra globalizzazione e relativismo

Senza diritto non c’è né libertà, né possibilità di civile convivenza. La norma giuridica è infatti un’emanazione ragionata e codificata dell’universale bisogno etico-razionale di giustizia e non si dà, almeno in linea di principio, un sistema più affidabile e collaudato di quello giuridico al fine di affrontare e risolvere nel modo più ragionevole, equanime e rispettoso possibile le liti, le controversie, i contenziosi perennemente presenti nella storia degli uomini. Naturalmente, le configurazioni, i modelli, gli assetti teorico-storici del diritto, sono molteplici e mutevoli, seppure essi siano sempre accomunati da un’idea intransigente, da un’esigenza formale, da uno spirito egualitario di equità, di giustizia, di legalità.

Se da una parte, le diverse situazioni storico-culturali, le tradizioni, le credenze e i costumi sempre cangianti dei popoli, non possono non condizionare l’evoluzione complessiva del diritto come quella di specifiche concezioni giuridiche vigenti nelle diverse aree del mondo, dall’altra la ratio giuridica strutturale, faticosamente e mai esaustivamente costruita nel corso dei secoli, resta quella, per quanto possa essere differentemente declinata, di porre un argine a pregiudizi e storture derivanti da idee o da tradizioni di pensiero pur radicate nella vita storico-sociale di individui e popoli ma non disciplinate secondo princìpi di ordinata e rigorosa razionalità, e di elaborare un sistema di regole chiare e certe, seppur sempre perfettibili, da porre alla base della vita civile, economica e politica.  Continua a leggere

La malattia della ragione e del diritto

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Coronavirus epidemic, word COVID-19 on Europe map. Novel coronavirus outbreak in Italy, the spread of corona virus in the World. COVID-19 infection concept. Elements of this image furnished by NASA.

L’art. 32 della Costituzione prevede il trattamento sanitario obbligatorio in cui può rientrare anche un obbligo vaccinale volto a scongiurare o a debellare pericolose, letali e diffuse epidemie virali già in atto in grado di mietere molte vittime sia a livello locale che globale. Diverso è tuttavia il caso in cui il vaccino venga inoculato in una persona malata o predisposta alla malattia infettiva da quello in cui esso venga somministrato invece ad una persona ancora sana e solo virtualmente suscettibile di contrarre l’infezione oppure anche ad una persona affetta da diverse patologie rispetto alle quali non sia dato sapere scientificamente con quale grado di compatibilità uno specifico vaccino si ponga. Continua a leggere

Intervista di Chiara Fazio su green pass e vaccino al prof. Carmelo Buscema, ricercatore presso la facoltà di sociologia dell’Univ. della Calabria *

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Pericolosa, antiscientifica, evocativa dei periodi storici più bui. Il professor Carmelo Buscema, ricercatore di Sociologia politica all’Unical e tra i sottoscrittori dell’appello “no Green Pass”, definisce così la misura che regolamenta l’accesso alle aule dell’ateneo. Ma come si comporteranno i firmatari del manifesto dal momento che – stando ai rumors – non tutti potrebbero esserne provvisti?

Professor Buscema, nel documento sottoscritto da lei e altri autorevoli colleghi il Green pass è definito «ingiusto» e «discriminatorio». Perché?

«Il Green pass è una misura arbitraria, pericolosa, punitiva e infondata dal punto di vista logico-scientifico. Di più: è una licenza di contagio basata su una presunzione di negatività. Infatti non solo è stato dimostrato che persone vaccinate e non possono contagiarsi e contagiare a loro volta, ma chi è vaccinato e avesse dubbi sul proprio stato di salute è meno incentivato a effettuare il tampone e adottare le misure di prevenzione (mascherine e distanziamento), perciò si tratta di un provvedimento controproducente, ideologico. È paradossale che persone conviventi in un appartamento studentesco, che viaggiano su mezzi di trasporto pubblici, all’accesso all’aula vengano discriminate. Sono persone che hanno tutto il diritto di fare o non fare quello che stanno già facendo. Come hanno già affermato anche Barbero e Cacciari, inoltre, se questa misura fosse realmente efficace dovrebbe essere “normata”, e non mascherata da un tentativo surrettizio e infame di produrre nuove discriminazioni». Continua a leggere

La scienza, i virologi, Mattarella e noi

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Il virologo Burioni solo ieri ha ribadito: “un singolo vaccinato può contagiare, ma la vaccinazione ostacola il diffondersi del contagio nella comunità. Questo è un dato oggettivo su cui non si può discutere. E’ così e basta”. Parola di scienziato superattendibile ma non poco dogmatico! Ma, premesso che la virologia è a parere di molti osservatori la branca più aleatoria e approssimativa della medicina e della complessiva pratica scientifica, possibile che questo ormai affermato personaggio televisivo non legga le notizie e i documenti provenienti da Inghilterra e Israele, da cui risulta in modo incontrovertibile che i vaccinati sono ancora ben lungi dal poter essere considerati immuni dal contagio e addirittura meno contagiosi dei non vaccinati? D’altra parte, non si è interrogato per nulla, come qualunque uomo di scienza, per quanto modesto, dovrebbe fare, sullo strano e sorprendente fenomeno in atto in India, dove fino a qualche tempo fa le persone, non protette da alcun vaccino e falcidiate dal virus, morivano come mosche, mentre adesso, sempre nelle stesse condizioni e quindi senza che gli indiani possano ancora disporre di un numero almeno accettabile di vaccini,  sembra che tale fenomeno si sia drasticamente ridimensionato? Continua a leggere

Massimo Cacciari, Giorgio Agamben – A proposito del decreto sul “green pass”*

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Ho esitato a lungo prima di riproporre nel mio blog l’intervento di Cacciari e Agamben sul provvedimento governativo noto come green pass perchè ritenevo che in molti si sarebbero accodati acriticamente, come spesso accade, dinanzi al proclama pro-democrazia di due dei più famosi intellettuali italiani d’inizio terzo millennio per esprimere loro facile consenso e scontato apprezzamento, ma, dopo aver constatato che tale intervento è diventato inaspettatamente facile bersaglio di polemiche e critiche particolarmente accese (tra cui si ritrovano, con mio grande dispiacere, anche quelle di qualche sedicente “filosofo” cattolico) anche se quasi sempre superficiali sul piano logico e poco ricettive dal punto di vista etico e politico, ho ritenuto doveroso manifestare pubblicamente la mia personale, benchè scarsamente significativa, solidarietà nei confronti di entrambi i pensatori, e rendere partecipi i nostri amici visitatori della loro necessaria e sensata presa di posizione, mal capita dalla solita torma di giornalisti e commentatori ignoranti. 

F. di Maria

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Regno Unito, report sconvolge gli esperti.Contagiati Covid: 89% sono vaccinati*

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Il ministero della Salute inglese a lavoro: non è chiaro perché i vaccinati si contagino più dei non vaccinati: l’89% vaccinati contro l’11% non vaccinati

Il ministero della Salute britannico ha pubblicato sul suo sito ufficiale un report datato 20 agosto 2021 e che fa un briefing relativo al periodo 1 febbraio 15 agosto 2021. Sul rapporto si stanno interrogando gli esperti, intenti a capirne i motivi, dopo la massiccia campagna di vaccinazione nazionale. Nel Paese l’89% delle persone risultate contagiate per Covid erano vaccinate contro il virus. L’altro 11% è relativo a persone non vaccinate. La variante Delta, dominante in UK ha contagiato 386.735 soggetti di cui 337.834 con un’età inferiore a 50 anni e 48.264 con un’età superiore ai 50 anni. Parlando degli over 50, 48.264 sono coloro che seppur vaccinati si sono contagiati, mentre solo 4.891 si sono contagiati ed erano non vaccinati, tutto probabilmente sempre a causa della variante Delta. In proporzione coloro che finiscono in emergenza sono un decimo rispetto all’ammontare dei contagiati ma la statistica depone ancora una volta a favore dei non vaccinati: il rapporto è circa 4 vaccinati in emergenza contro un non vaccinati. E parliamo sempre di over 50.

La contabilità dei deceduti con la stessa età invece (in proporzione un 48esimo rispetto al numero complessivo dei contagiati) depone sempre a favore dei non vaccinati: se 1076 sono i deceduti vaccinati, risultano essere 318 i non vaccinati. Continua a leggere

Come e perchè la fede cristiana è fondata sulla ragione

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1. Chiarimenti preliminari                                                                                             

Il dirlo in modo netto e lapidario potrà apparire forse provocatorio o addirittura scandaloso, ma è giunto il tempo di provare ad aprire qualche pagina innovatrice intorno alla natura della fede cristiana, della quale ultima è noto il rapporto talvolta conflittuale o antagonistico o semplicemente propedeutico con la ragione e la razionalità dei filosofi ma della quale soprattutto nessuno mai ha osato riconoscere un preciso fondamento di razionalità, come se la Rivelazione divina tutto potesse e possa essere tranne che una potentissima, inedita e luminosa, anche se sconvolgente, manifestazione di razionalità.  

E’ universalmente noto che Dio come Logos significa Dio come Parola, come Pensiero, come Ragione. Perciò, «La Parola», nella sua complessa, articolata, profonda e sofisticata struttura linguistica, discorsiva, etica e infine spirituale, ma non la parola di origine e derivazione storiche, bensì la parola del “principio” e dell’“eterno”, la parola ontologica, che tutto contiene sia in atto che in potenza e di cui lo spazio e il tempo storici, come tutte le creazioni culturali che vi hanno luogo, sono solo una piccola e breve anche se essenziale e significativa parentesi, è la luce del mondo, la guida a tutte le verità, la chiave di tutti i misteri, lo specchio dell’invisibile rifratto anche se molti non vi si soffermano con la dovuta attenzione. Quella parola divina è parola di vita e di verità e, mentre gli uomini, con le loro minuscole, seppur talvolta preziose ed esaltanti sillabe di conoscenza e di vita, passano, essa rimane a beneficio di quanti in ogni epoca storica, anche dopo comprensibili e faticosi travagli interiori o ingiustificati ritardi, vi si vogliano accostare.

Riconoscere che Cristo è il Logos, la Ragione, il senso originario e ultimo di tutte le cose, nella loro più elevata dimensione di universalità, significa per i cristiani riconoscere che la fede in Cristo non può non essere fondata sulla ragione. Se Cristo-Dio è non uno dei tanti logoi prodotti storicamente ma è il Logos per antonomasia, con una valenza di assolutezza ontologica comprensiva della stessa effettualità storico-umana, e quindi il Logos che, attraversando e incrociandosi continuamente con il cammino storico dell’umanità, ne ispira processi o dinamiche di scoperta senza mai lasciarsi rinchiudere nelle categorie o nei modelli di pensiero e di ricerca via via elaborati dall’ingegno e dallo spirito umani, chi dichiara la sua fede in Cristo non può poi sostenere, pur trattandosi di problematica complessa e sempre dibattuta nei secoli, che la fede religiosa e più specificamente la fede cristiano-cattolica non sia fondata sulla ragione.   Continua a leggere

Il Magistero via twitter scade nel ridicolo*

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“Vaccinarsi è un atto d’amore”: il tweet di ieri di papa Francesco non solo è banale e inconsistente, ma mette in mostra una tendenza ormai consolidata a intervenire e dare direttive precise su temi tecnici, che sono opinabili e comunque non sono al centro della missione della Chiesa. 

Vaccinarsi è un atto d’amore”. Non si sentiva per niente il bisogno di una simile banalità detta nientemeno che dal Pontefice regnante. È vero che Twitter non permette di scrivere trattati articolati, ma non è forse che si sceglie Twitter proprio per dire banalità senza approfondire nulla? È vero che la frase è la sintesi di un videomessaggio alle popolazioni dell’America Latina, ma non è che ascoltando tutto il contenuto il giudizio cambi di molto. Non diamo, quindi, la colpa a Twitter, anche se lasciar perdere Twitter sarebbe una gran cosa per il Vaticano e il papa: obbligherebbe ad articolare discorsi un po’ più ragionati. Continua a leggere

Per un perdono personale e comunitario non banale

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Il perdono evangelico è un valore prezioso e fondante della nostra fede in Cristo, anche se oggi rischia spesso di essere percepito come un disvalore e di essere ridotto ad uno dei tanti slogan banali di questo tempo. Perdonare non significa, magari con il corpo e l’anima ancora sanguinanti, essere pronti a riabbracciare chi ti abbia fatto deliberatamente del male. Bisogna sempre sforzarsi di comprendere i limiti, le insufficienze, le manchevolezze altrui, ma se qualcuno, notoriamente dotato di normali capacità di intendere e di volere, esercita sul prossimo, su qualunque prossimo, atti di manifesta ostilità, è evidente che, prima di pensare alla parola perdono, occorra innanzitutto censurarne i gesti aggressivi e, in secondo luogo, appellarsi ad una ragionevole esigenza di analizzare e capire, se possibile, le ragioni dell’offesa arrecata. Continua a leggere

La laicità mistificata

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Laicità dello Stato significa, per fare capire subito il concetto ai più stupidi e retrogradi come me, che ognuno può esprimere liberamente e far valere democraticamente le idee che vuole, ivi comprese idee di natura religiosa e cristiana, su qualunque tema, a condizione di non rivolgerle direttamente e applicarle specificamente ad uno o più individui di cui sia facilmente individuabile l’identità personale. Se io dico che quasi tutti gli avvocati sono dei lazzaroni imbroglioni o che gli insegnanti in genere sono dei lavativi che godono di troppe ferie a fronte di un numero molto ridotto di ore lavorative oppure che troppi medici sono molto avidi di denaro, o ancora che i preti cattolici sono spesso inaffidabili e impreparati, esprimo certo giudizi severi e non necessariamente fondati, che hanno tuttavia pieno diritto di cittadinanza in uno Stato laico e democratico fino a quando il loro uso o la loro utilizzazione non sia mai ad personam e quindi non siano mai adoperati per colpire questa o quella persona.

Nello Stato laico deve essere altresì garantito il diritto di esprimersi liberamente sui cosiddetti “diritti civili”, dev’essere quindi garantita la facoltà di approvare o non approvare le unioni omosessuali, senza che nell’una o nell’altro caso debbano essere previste sanzioni che limiterebbero in entrambi i casi la libertà di pensiero, di opinione, di espressione, della persona, e consentendo eventualmente alla maggioranza popolare, pur facendo comunque salvo il diritto della minoranza a dissentire e protestare, di tradurre in leggi le proprie convinzioni nel rispetto di riconosciuti e consolidati procedure, princìpi, valori democratici. Continua a leggere