Per un perdono personale e comunitario non banale

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Il perdono evangelico è un valore prezioso e fondante della nostra fede in Cristo, anche se oggi rischia spesso di essere percepito come un disvalore e di essere ridotto ad uno dei tanti slogan banali di questo tempo. Perdonare non significa, magari con il corpo e l’anima ancora sanguinanti, essere pronti a riabbracciare chi ti abbia fatto deliberatamente del male. Bisogna sempre sforzarsi di comprendere i limiti, le insufficienze, le manchevolezze altrui, ma se qualcuno, notoriamente dotato di normali capacità di intendere e di volere, esercita sul prossimo, su qualunque prossimo, atti di manifesta ostilità, è evidente che, prima di pensare alla parola perdono, occorra innanzitutto censurarne i gesti aggressivi e, in secondo luogo, appellarsi ad una ragionevole esigenza di analizzare e capire, se possibile, le ragioni dell’offesa arrecata. Continua a leggere

La laicità mistificata

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Laicità dello Stato significa, per fare capire subito il concetto ai più stupidi e retrogradi come me, che ognuno può esprimere liberamente e far valere democraticamente le idee che vuole, ivi comprese idee di natura religiosa e cristiana, su qualunque tema, a condizione di non rivolgerle direttamente e applicarle specificamente ad uno o più individui di cui sia facilmente individuabile l’identità personale. Se io dico che quasi tutti gli avvocati sono dei lazzaroni imbroglioni o che gli insegnanti in genere sono dei lavativi che godono di troppe ferie a fronte di un numero molto ridotto di ore lavorative oppure che troppi medici sono molto avidi di denaro, o ancora che i preti cattolici sono spesso inaffidabili e impreparati, esprimo certo giudizi severi e non necessariamente fondati, che hanno tuttavia pieno diritto di cittadinanza in uno Stato laico e democratico fino a quando il loro uso o la loro utilizzazione non sia mai ad personam e quindi non siano mai adoperati per colpire questa o quella persona.

Nello Stato laico deve essere altresì garantito il diritto di esprimersi liberamente sui cosiddetti “diritti civili”, dev’essere quindi garantita la facoltà di approvare o non approvare le unioni omosessuali, senza che nell’una o nell’altro caso debbano essere previste sanzioni che limiterebbero in entrambi i casi la libertà di pensiero, di opinione, di espressione, della persona, e consentendo eventualmente alla maggioranza popolare, pur facendo comunque salvo il diritto della minoranza a dissentire e protestare, di tradurre in leggi le proprie convinzioni nel rispetto di riconosciuti e consolidati procedure, princìpi, valori democratici. Continua a leggere

L’autogol del cardinale Bassetti*

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C’è chi gioca nella nostra squadra, ma vuole vincere a suon di autogol. Il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in occasione della santa Messa per gli operatori dell’informazione, ha dichiarato: «Noi siamo per la difesa e la dignità di tutti, di qualunque uomo o donna, bisogna difendere sempre i diritti della persona. Mai omologare». Poi si è riferito al Ddl Zan, proposta di legge che «andrebbe più corretta che affossata. Io penso che la legge potrebbe essere fatta meglio perché la legge dovrebbe essere chiara in tutti i suoi aspetti senza sottintesi. Chiedo solo chiarezza».

Non vogliamo qui analizzare i motivi per cui questo disegno di legge non difetta di chiarezza, né vogliamo mettere sotto la lente di ingrandimento le ragioni erronee secondo le quali il Ddl Zan dovrebbe essere solo migliorato e non cancellato in radice. Invece desideriamo appuntare qualche riflessione sulle possibili motivazioni che hanno portato il Presidente della Cei ad accettare una legge che non vuole tutelare le persone omosessuale e transessuali, bensì l’omosessualità e la transessualità, proprio quando il laicato cattolico solo sabato scorso è sceso in piazza Duomo per dire un netto «No» al Ddl Zan. Continua a leggere

La disobbedienza come obbedienza a Dio

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Obbedire per i cattolici significa obbedire a Dio prima che agli uomini anche se gli uomini siano presbiteri, vescovi o papi. Si deve obbedienza cieca solo alla Parola di Dio, correttamente intesa e interpretata: quante volte Gesù dice ai discepoli, un po’ preoccupato: state attenti a come ascoltate! E, naturalmente, si deve obbedienza ai suoi ministri solo se o quando la loro parola sia un fedele riflesso della parola divina. Più in generale, si deve obbedienza a chiunque, anche al di fuori del sacerdozio e della vita consacrata, esprima giudizi, moniti, esortazioni assolutamente veritieri e conformi alla divina volontà. Non mi pare che dai racconti evangelici sia possibile ricavare, evincere o dedurre indicazioni o posizioni interpretative diverse da quella appena enunciata. Si deve, certo, obbedienza all’autorità, a quella civile come a quella religiosa, nei limiti in cui, nell’uno come nell’altro caso, non si tratti di obbedire a leggi o provvedimenti manifestamente contrari alle leggi di Dio, per cui obbedienza e disciplina non possono mai essere intese evangelicamente in senso assoluto se non unicamente in relazione ai contenuti originari e costitutivi degli insegnamenti divini. Continua a leggere

Un enigma chiamato Unione Europea

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Dopo vent’anni dalla sua nascita, è molto difficile sostenere che l’Unione Europea contenga, sia pure embrionalmente, una nuova forma di statualità, di società o comunità politica. E se ci si chiede quale sia realmente l’originalità e la funzione politica di questa complicata forma di governo, la risposta appare molto difficoltosa e incerta, giacchè la prassi ha dimostrato chiaramente che essa, lungi dal rappresentare lo strumento ideale dell’unificazione e del progresso economico, sociale e culturale di tutti i paesi europei, è stata e continua ad essere principalmente fonte di divisione, di conflittualità, oltre che di sostanziale regresso economico e finanziario per la maggior parte di essi. Qualcosa di analogo era accaduto nell’epoca primonovecentesca dei totalitarismi europei, quando, al loro sorgere, furono molti a pensare che essi avrebbero introdotto in un’era storica di ordine, di prosperità e di pace su tutto il continente europeo, mentre poi, come subito ebbe a temere i loro più convinti oppositori, avrebbero presto mostrato il loro volto di violenza organizzata, di repressione di tutte le libertà civili, politiche e religiose, di ferocia militarista e guerresca. Continua a leggere

L’europeismo fideistico di Draghi ci porterà alla rovina*

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Mario Draghi, nella replica di ieri, ha confermato che le sue idee non sono affatto coerenti con la realtà che viviamo.

Egli concepisce l’Europa come la panacea di tutti i mali e afferma con forza che l’Italia sarà europeista e atlantista. Sfugge, al nostro Capo del governo, che i mali italiani derivano soprattutto dalle diseguaglianze economiche fra i Paesi europei, tra cui primeggiano Francia e Germania, con i quali Draghi intende stringere più stretti rapporti, dimenticando che questi due Paesi si sono impossessati di gran parte delle fonti di produzione di ricchezza italiana. Continua a leggere

Mario Draghi e la politica come dogma

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Cosa ci si poteva aspettare dal primo discorso di Draghi in parlamento se non quello che si poteva già prima preventivare? Si dovranno fare le riforme ancora una volta strutturali tanto attese dall’Unione Europea, e quindi riforma del fisco e delle pensioni, della sanità e delle telecomunicazioni, della giustizia e della pubblica amministrazione, oltre che naturalmente della scuola, e poi bisognerà adottare piani strategici per il futuro, a cominciare da un piano di grandi investimenti pubblici volto a ricreare lavoro e occupazione, produttività e sviluppo, nonché riacquistata capacità di interagire e competere sui mercati internazionali con le grandi realtà economico-finanziarie del mondo. In particolare, si tratterà di varare tutta una serie di opportunità imprenditoriali capaci di attrarre ingenti investimenti privati nazionali ed internazionali, al fine di generare reddito, creare lavoro, e di arrestare o rallentare il declino demografico e lo spopolamento delle zone più interne ed estranee ai grandi processi di industrializzazione e di modernizzazione tecnologica, occupazionale e salariale: il tutto, naturalmente, in un ambiente da risanare profondamente sotto il profilo legale e securitario, se possibile avvalendosi anche del credito d’imposta e di altri strumenti o interventi da concordare pur sempre in sede europea.   Continua a leggere

Persecuzione anticristiana in tutto il mondo

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Il 2021 si sta confermando come la naturale evoluzione del 2020: catastrofico ed impietoso.Siamo preoccupati per i danni causati dalla pandemia, siamo allertati dalle economie nazionali che crollano. Temiamo per i nostri cari, al limite temiamo per il vicino di casa. Ma il cristiano perseguitato continua a soffrire, al di là del nostro campo visivo. Si “muore di fede”, in silenzio, non visti, fuori dalle priorità dell’Occidente. Il virus dell’odio è forte e si diffonde violento, pure da noi occidentali.

Solo qualche pillola per farti capire quanto sia importante trovare un vaccino anche contro questo tipo di malattia. Continua a leggere

Il Regno tra Dio e Cesare

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La fede in Cristo non può imporre nulla a nessuno, perché essa si nutre solo di un messaggio di salvezza che può essere o non essere accolto ma che, se accolto, comporta dei doveri, dei vincoli, degli obblighi da cui il fedele in quanto tale non può derogare. Nel momento in cui dico e professo di credere in Gesù, nel suo insegnamento e nella sua Chiesa intesa nel senso strutturale e non contingente del termine, io devo sentirmi spinto non solo ad accettarne intellettivamente ma anche a porne in essere almeno nella mia vita personale la dottrina, i sacramenti e insomma ogni verità di fede scaturiente dalla Parola di Dio-Cristo. In particolare, il vero credente o, se si vuole, il credente non errante, non potrà e non vorrà mai rinunciare alla Santa Messa come al momento più alto e inamovibile della sua vita di preghiera come della vita di preghiera dell’intera comunità cristiana. Continua a leggere

La lezione inglese alla demagogia globalista*

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Alla mezzanotte del 31 gennaio 2020 la Gran Bretagna ha dato ufficialmente addio all’Unione europea. Dopo un periodo di transizione durato quattro anni – dal referendum popolare britannico consultivo del 2016, con cui la popolazione britannica ha democraticamente detto il suo “no” alla UE – dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito è totalmente indipendente da Bruxelles. «Abbiamo ripreso il controllo delle nostre leggi e del nostro destino, questo è un momento straordinario per il nostro Paese, abbiamo la libertà nelle nostre mani e sta a noi sfruttarla al meglio» ha affermato il premier Boris Johnson. Continua a leggere