Coronavirus: dalla Chiesa in uscita alle chiese vuote*

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* Paolo Gulisano, in  “Ricognizioni.it” del 24 febbraio 2020

Le città del Nord Italia stanno vivendo da due giorni un clima surreale, da Stato di Guerra. Il focolaio dell’epidemia di paura e di panico sono le Istituzioni, che di fronte all’apparire di casi di polmonite da Coronavirus hanno reagito in maniera draconiana, con la chiusura di scuole, uffici pubblici, esercizi pubblici, con la proibizione di tutte le manifestazioni pubbliche. Tra queste non erano esplicitamente citate le Messe, ma evidentemente  i titolari di quasi tutte le diocesi del Nord hanno pensato bene di applicare incondizionatamente  le direttive governative.

Prima di giungere alla serrata, alcuni Pastori avevano già preso diverse decisioni di carattere igienico-sanitario: chi aveva disposto di non usare le acquasantiere, altri di prendere la comunione esclusivamente sulla mano. La sospensione delle Messe, è un fatto che non si era mai verificato, nemmeno durante le due Guerre Mondiali, nemmeno nelle ore più terribili della storia di questo Paese, in occasione di disastri, inondazioni, terremoti. La Chiesa è sempre stata vicina alla gente, a chi soffriva, a chi aveva bisogno di un conforto. Magari non c’era la retorica della “Chiesa in uscita”, ma la Chiesa, i sacerdoti, le religiose, era sempre lì, china sulle ferite delle persone.

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Tra regno di Dio e Torre di Babele

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Quanti cattolici sanno oggi che cosa significa e cosa comporta esattamente l’essere stati redenti e salvati da Dio? Verrebbe spontaneo di dire che ovviamente sono molti i cattolici capaci di dare una risposta adeguata, ma purtroppo è molto dubbio che sia questa la realtà. Perchè è già sul concetto o meglio sulla realtà o identità personale di quel Dio che i cattolici continuamente nominano che le loro idee appaiono estremamente generiche e confuse. La Chiesa di Gesù fu costruita dagli apostoli e dalle prime generazioni di cristiani con l’intento di unire non certo di dividere i suoi membri, benchè anche nelle più antiche comunità cristiane discordie e divisioni di certo non mancassero. Oggi però essa, al di là delle sue periodiche e non di rado sonnolente assemblee liturgiche e sacramentali, è diventata soprattutto un luogo e una costante occasione di dispersione umana e di confusione spirituale e religiosa. Devo confessare che io stesso, nella mia parrocchia, nella mia Diocesi e infine nella Chiesa universale di cui faccio parte, mi sento, non saprei dire in coscienza se anche per colpa mia, del tutto isolato e, a parte rarissimi casi, impossibilitato a dialogare e a confrontarmi con fratelli e sorelle di fede in spirito di umiltà e di parresia ad un tempo.

Prima che il distanziamento sociale, come misura di prevenzione antivirale, nelle comunità cattoliche si è insediato un distanziamento spirituale tra i fedeli che ha reso via via sempre più impraticabile una vera e profonda comunione in Cristo. Si ascolta più o meno passivamente o abitudinariamente l’omelia del celebrante, si partecipa compostamente (non sempre!) alla funzione religiosa, ci si sottopone ai doveri sacramentali in modo più o meno disinvolto, ci si saluta cortesemente con un cenno della mano o con un sorriso, ma alla fine non si verificano quasi mai tra i partecipanti contatti contagiosi di vera fede, confronti sia pure molto brevi su questo o quel tema biblico, approfondimenti di natura teologica magari circoscritti a questioni concrete della propria quotidianità o del proprio vissuto. Non c’è nessuno che dà, nessuno che riceve, nessuno che parla, nessuno che ascolta, nessuno che voglia o possa mettere a disposizione degli altri i propri ipotetici carismi e nessuno che intenda usufruire dei carismi altrui. Un amico mi dice che sono io ad essere eccessivo, non la Chiesa ad essere difettosa: non ne sono molto convinto ma le mie critiche muovono non dalla recriminazione fine a se stessa, bensì solo dall’amore, forse scomposto e un po’ caustico ma sincero, per la Chiesa di Gesù. Continua a leggere

Per l’arcivescovo Viganò i “figli della luce” fanno capo a Donald Trump!

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Per Viganò i “figli della luce” sono la maggioranza del popolo americano, quelli cioè che sostengono Trump, mentre i “figli delle tenebre” sono coloro che, cospicua minoranza, hanno utilizzato la pandemia per rovesciare il governo Trump o almeno per metterlo in gravi difficoltà. E c’è di più: perché anche i disordini sociali e le proteste di piazza sempre più numerosi in USA come in Europa e in Italia sarebbero usati strumentalmente per abbattere lo status quo. Anche in ambito religioso ci sarebbe in questi giorni una divisione di campo: tra Pastori infedeli, che approfittano del coronavirus per indebolire ulteriormente le strutture liturgico-sacramentali e spirituali della Chiesa, il che a mio avviso potrebbe essere parzialmente vero, e Pastori fedeli che, al pari dei buoni governanti come Trump, combattono contro il “nemico invisibile” e non tanto invisibile (ovvero il deep state, lo Stato profondo o nascosto che agisce trasversalmente attraverso gli Stati e all’interno di essi) di Cristo e della sua Chiesa. Continua a leggere

Quale populismo?

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E’ inutile continuare ad inveire contro i populismi come se fossero una semplice degenerazione della normale prassi politica, anche perché la storia politica e sociale dell’umanità è disseminata di movimenti populistici poi consolidatisi in veri e propri regimi di Stato. Semmai, si potrebbe dire il contrario: che i populismi irrompono sulla scena politica quando l’attività politica ordinaria non solo degenera ma tende a fossilizzarsi nei suoi processi degenerativi. In questo senso, i populismi, non tutti evidentemente nello stesso modo, rappresentano sintomi importanti di una malattia in corso che possono consentire di curarla e di impedirne una letale irreversibilità. Come al solito, non si tratta di generalizzare ma di distinguere e di leggere nello specifico di determinati fenomeni storici.

Il populismo pentastellato non era affatto l’antipolitica, la negazione della democrazia rappresentativa, la fine della logica parlamentare del confronto ipocrita, dell’accordo gesuitico, della mediazione interessata, del compromesso ad ogni costo, e la pur demagogica affermazione della democrazia diretta. Si può discutere se fosse un movimento politico autenticamente o solo opportunisticamente (come io propendo a credere) popolare, realmente radicato nelle masse o semplicemente asservito ai disegni di un ristretto ma agguerrito gruppo di avventurieri capaci di agitare la causa popolare in modo e per scopi semplicemente strumentali, ma non c’è dubbio che esso sia nato e si sia sviluppato come espressione di individualità borghesi frustrate ma non marginali e ben integrate nel sistema e nel quadro dell’idolatria occidentale del potere, dell’arricchimento, della visibilità e del successo, e mosse da un istintivo spirito di rivolta contro ceti politici indubbiamente inerti e corrotti ma soprattutto rei ai loro occhi di non essere stati e di non essere abbastanza sensibili alle tante ambizioni sociali e individuali esterne o estranee a segreterie di partiti, di uomini politici e di sindacati e per troppo tempo rimaste insoddisfatte. Continua a leggere

Intesa CEI-GOVERNO bocciata in parrocchia*

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* Pubblicato in “Corrispondenza Romana” del 20 maggio 2020

Saranno anche frutto di un accordo firmato dalla Cei e dal governo Conte, ma le linee-guida per celebrare la Santa Messa non piacciono ad un numero crescente di preti. E quella che il quotidiano Avvenire ha definito «creatività pastorale» viene sempre più rifiutata da sacerdoti, per nulla disposti a commettere sacrilegi. Si tratta di preti diocesani e non, non necessariamente legati alla Tradizione, ma attenti ad evitare rischiosi passi falsi: «La Comunione data nel modo previsto comporta tre sacrilegi – spiega don Leonardo Ricotta, parroco della chiesa di Sant’Agata, a Palermo-Villabate, da noi intervistato –. Dare la Comunione nella mano è sacrilegio; mettere il Corpo di Cristo nella plastica è un secondo sacrilegio; gettare nell’immondizia il guanto monouso, dopo che ha toccato il Corpo di Cristo, è un terzo sacrilegio. Ergo, nella libertà della mia coscienza, mi rifiuto di fare una cosa del genere». Ed i fedeli? «Faranno la Comunione spirituale». Altri sacerdoti han deciso di “disobbedire” alle linee-guida, dando la S. Comunione senza guanti. E sulla bocca. Don Pietro Cutuli della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea ha realizzato un video, in cui spiega perché: «Non c’è nessuna evidenza del fatto che sia più pericoloso ricevere la Comunione sulla bocca piuttosto che sulla mano – dice – anzi in molti casi potrebbe essere l’esatto contrario. Con le mani noi tocchiamo tutto». Non solo: «Anche nel più piccolo frammento dell’Ostia Santa vi è tutta la Presenza di Gesù in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Ricevere Gesù sui guanti significa che qualche pezzettino, qualche frammento di Ostia possa rimanere sui guanti e poi, essendo monouso, essere gettato e finire nella spazzatura. Non è un rischio ipotetico, è un rischio reale». Continua a leggere

Sulla comunione eucaristica in tempi di coronavirus*

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Occorre anzitutto osservare che le disposizioni governative sulla ripresa delle celebrazioni con il popolo sono assolutamente nulle: le autorità civili non hanno alcuna competenza in materia di culto religioso; i rappresentanti della conferenza episcopale, dal canto loro, non hanno giurisdizione né sui vescovi, né sui sacerdoti, né sui fedeli. Ogni singolo vescovo, purché sia in comunione con il Papa, è sovrano nella sua diocesi per ciò che compete alla sua autorità; in essa non rientra tuttavia quanto stabilito dalle rubriche del Messale, che sono legge per tutta la Chiesa e possono essere modificate solo dalla Santa Sede, o di sua iniziativa o in risposta ad eventuali richieste dei vescovi (rescriptive). La Santa Sede, poi, ha facoltà solo sugli elementi non essenziali dei riti, non sulla loro sostanza immutabile. Le rubriche del Messale non dicono nulla circa l’uso di guanti nella celebrazione della Messa. Nel rito tradizionale il vescovo, nella prima parte della Messa pontificale, indossa le chiroteche, ma le ritira prima di accedere all’altare per la parte sacrificale. Continua a leggere

L’insignificanza e la liturgia del nulla*

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C’era, un tempo, la Chiesa del silenzio. Era la Chiesa che, sotto i regimi comunisti, doveva nascondersi, ordinare sacerdoti che si presentavano in pubblico come operai metalmeccanici, consacrare vescovi non nella luce di una cattedrale ma nel buio di qualche cantina. C’era la Chiesa, tanti secoli fa, dei “cacciatori di preti”, i “priests hunters”, ed era la Chiesa inglese del Cinquecento. Allora la Chiesa doveva parlare nel modo più prudente possibile, per poter continuare a portare la sua voce ed evitare che quella fiammella, sempre in pericolo di essere spenta, potesse estinguersi del tutto. Continua a leggere

#BENEDETTOXVIBLOGWORDPRESS: NON È LECITO NEGARE LA COMUNIONE SULLA LINGUA! I SACERDOTI CHE SI RIFIUTERANNO DOVRANNO ESSERE DENUNCIATI!

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Dal Prof. GIORGIO NICOLINI – COMUNICO che quest’oggi, 12 maggio 2020, dalle ore 11,50 ho avuto un lungo colloquio telefonico con il Segretario del Card. Robert Sarah,  prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti (di cui posso fornire la registrazione), riguardo alla questione dei Vescovi o dei Sacerdoti che, con l’avvio delle Messe con il popolo, impongono ai fedeli di ricevere la Comunione SOLO sulla mano. Il Segretario mi ha confermato che il Card. Sarah, come si era già espresso anche pochi giorni fa in una intervista – https://www.lanuovabq.it/it/sarah-basta-profanazioni-non-si-tratta-sulleucarestia -, ribadisce l’insegnamento della Chiesa (nella “Redemptionis Sacramentum”) secondo cui che NON E’ LECITO NEGARE LA COMUNIONE IN BOCCA a chi richiede tale modalità di ricezione della Comunione Eucaristica, come d’altra parte – pur se “illegittimo” perché violazione della Costituzione e dei Patti Lateranensi – lo stesso “accordo C.E.I.-Governo” del 7 maggio 2020 non vieta in alcun modo tale modalità di ricezione della Comunione Eucaristica da parte dei fedeli. Pertanto, Vescovi e Sacerdoti che imponessero la sola Comunione sulle mani commettono un abuso, del quale – mi ha detto il Segretario – faccio bene a presentare “denuncia canonica” alla stessa “Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti”. Quindi, consiglio tutti quanti avessero a subire tale ABUSO DI ESSERGLI NEGATA LA COMUNIONE IN BOCCA (da parte di Vescovi o Sacerdoti), di inviare regolare DENUNCIA CANONICA alla “Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti” (c/o 00120 CITTA’ DEL VATICANO – Fax 06.69883499 – Posta Elettronica: [email protected]), per UN INTERVENTO AUTORITATIVO sui Vescovi e/o Sacerdoti (indicando il relativo indirizzo domiciliare o altri elementi di contatto) che commettono tali ABUSI. Dalla “Redemptionis Sacramentum” n.169: “Quando si compie un abuso nella celebrazione della sacra Liturgia, si opera un’autentica contraffazione della Liturgia cattolica. Ha scritto san Tommaso: «incorre nel vizio di falsificazione chi per conto della Chiesa manifesta a Dio un culto contro la modalità istituita per autorità divina dalla Chiesa e consueta in essa». Continua a leggere

Prof. Filippo Maria Boscia: comunione sulla mano più contagiosa di quella sulla lingua

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(Bruno Volpe, La Fede Quotidiana – 10 Maggio 2020) “Comunione sulla mano?  E’ più contagiosa”. Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato un luminare della medicina, il prof. Filippo Maria Boscia, Presidente Nazionale dei Medici Cattolici.

Presidente Boscia, finalmente raggiunto l’ accordo sulle messe col popolo. Contento?

”Certamente e ritengo che fosse giusto, per motivi di sicurezza, aspettare ancora, come avevo detto. Bisognava e bisogna tutelare sempre la salute”.

Ora impazza tra molti credenti il dibattito, comunione  sulla lingua o sulla mano come è stato scelto, perché reputata maggiormente igienica.. Continua a leggere

Scienza e fede in Giovanni Paolo II. Brevi note su alcuni scritti di Mario Castellana

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E’ noto come papa Giovanni Paolo II fosse dotato non solo di una solidissima e ispirata formazione teologica ma anche di una rigorosa cultura filosofica specificamente incentrata, oltre che sui classici della tradizione filosofica cristiano-cattolica, anche su un “personalismo economico” originatosi dalla scuola personalistico-fenomenologica della università cattolica di Lublino soprattutto grazie agli studi del cardinale Stefan Wyszynski e del professor Czesław Strzeszewski. L’etica, la filosofia del lavoro, congiuntamente alla puntuale difesa dell’ortodossia dottrinaria della fede cattolica, sono stati al centro del lungo e complesso pontificato wojtyliano. Ma certamente rilevante appare qui, sotto tale pontificato, anche una politica culturale della Chiesa volta a riformulare il rapporto tra quest’ultima e il mondo moderno con particolare riferimento alle molteplici e  relativistiche, quando non decisamente “deboli”, forme del sapere contemporaneo.

Da tempo, prima in un’antologia  di scritti sulla scienza di Giovanni Paolo II, Scienza e verità (Lecce, Pensa Multimedia 2010) con lunga introduzione, e adesso in una nota destinata ad essere ospitata nel sito web della “Facoltà Teologica Regina Apostolorum” di Roma, il noto epistemologo cattolico Mario Castellana ha sottolineato in particolare l’impegno profuso dal papa polacco, a partire dal 1979, a favore di un rinnovato dialogo tra cultura cattolica e cultura scientifica contemporanea, che egli percepiva come una delle principali priorità del contemporaneo apostolato cattolico. Infatti, osserva Castellana, si fece promotore presso l’Accademia pontificia delle scienze di numerose iniziative e di dibattiti finalizzati a trattare liberamente, per via della partecipazione ad essi di uomini di scienza credenti e non credenti di tutte le parti del mondo, di possibili o necessari nessi intercorrenti tra le ‘verità della fede’ e le ‘verità della scienza’. I risultati di questi incontri apparvero così incoraggianti da indurre i responsabili della gerarchia vaticana, pur sempre su impulso del papa, ad organizzare nel corso degli anni ’80, diverse riunioni plenarie su scienziati quali Newton ed Einstein, Mendel e Darwin e soprattutto tutta una serie di studi intorno al “casus belli” per eccellenza nella storia dei difficili rapporti tra fede e scienza ancor più che tra fede e filosofia, ovvero il “caso Galileo”. Continua a leggere