L’editoria cattolica in Italia

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Ho sempre pensato e continuo a pensare che un vero editore, importante o meno importante che sia, non debba rifuggire necessariamente dal vile denaro che gli venga offerto per la pubblicazione di determinate opere sotto forma di sovvenzioni pubbliche o anche di contributi privati. Specialmente se i suoi autori sono docenti universitari o studiosi di varia estrazione facenti capo ad enti pubblici e/o privati che finanziano la ricerca, non c’è niente di male che egli usufruisca del loro sostegno finanziario, anche se è indubbiamente vero che molto spesso ad essere pubblicati sono scritti completamente privi di pregio, sebbene composti in ambiti accademici e universitari, ma questo è un argomento molto complicato e opinabile visto che alla fine la sua tinta prevalente non potrebbe non essere quella soggettivistica. Anche se autori non supportati da alcun tipo di struttura istituzionale danno un contributo per la pubblicazione delle loro opere nei limiti delle loro possibilità economiche e magari in cambio di un certo numero di copie per uso personale, non riterrei ancora di dover gridare allo scandalo. Continua a leggere

Con Salvini se ha ragione, contro Salvini se ha torto

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Pare abbia scritto Aristotele: “C’è solo un modo per evitare le critiche: non  fare nulla, non dire nulla e non essere nulla”. Hanno perfettamente ragione i lettori che hanno voluto scrivermi in privato per contestarmi le mie simpatie per il segretario della Lega Matteo Salvini in relazione alle ultime avventate dichiarazioni di quest’ultimo a favore dell’assassinio voluto da Trump del generale iraniano Soleimani. Peraltro, l’articolo “salviniano” che ha preceduto quello qui pubblicato è stato scritto male perché troppo frettolosamente anche se non rinnego le riserve espresse su certo diffuso protagonismo della magistratura italiana. Tuttavia, non ho difficoltà a dichiarare che le parole faziose pro-USA pronunciate in questo caso da Salvini non sono solo sgradevoli ma anche il primo clamoroso errore politico oltre che morale (perché non si gioisce per la morte di nessuno) da lui compiuto da quando è alla guida della nuova Lega. Continua a leggere

I giudici di Catania contro Salvini e contro il popolo italiano

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MAGISTRATURA DEMOCRATICA? ANCHE QUELLA DI CATANIA? 

 

 

I giudici di Catania che vorrebbero incriminare Salvini per aver abusato dei suoi poteri in qualità di ministro dell’interno stanno scrivendo una delle pagine più vergognose della storia della magistratura italiana ma anche della storia politica italiana, perché un ministro che intenda difendere il territorio nazionale da sbarchi non consentiti dalla logica giuridica internazionale, secondo la quale se un Paese avverte la necessità di difendere e proteggere le sue coste da potenziali minacce alla sicurezza delle sue popolazioni da parte di imbarcazioni ONG battenti bandiera diversa da quella italiana oltre che da  parte di imbarcazioni nazionali che hanno l’obbligo giuridico di salvare i naufraghi da situazioni di pericolo per la loro sopravvivenza ma non di sbarcarli necessariamente sulle coste del Paese che rappresentano, non solo ha la facoltà ma il pieno diritto di adottare tutti i provvedimenti che ritenga necessari al perseguimento di tale scopo, e pertanto non può essere perseguito dall’ordine giudiziario né tanto meno può essere sottoposto a processo con l’avallo e l’assenso irresponsabile di un potere politico o meglio di un potere politico-parlamentare che, per motivi politici contingenti e di parte che nulla abbiano a che fare con oggettive e del tutto legittime ragioni di Stato di uno Stato democratico, intenda sbarazzarsi per via giudiziaria e non politico-elettorale di un avversario particolarmente scomodo e soprattutto legittimamente convinto di dover mettere il suo popolo nella condizione di doversi difendere da una immigrazione del tutto incontrollata che l’Unione Europea intenda opportunisticamente e ipocritamente relegare all’interno del nostro territorio nazionale. Continua a leggere

Per un elogio del patriottismo e dello spirito nazionale

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I regimi comunisti ancora esistenti sono tutti, come furono quelli storici del passato, a prescindere dagli orrori di cui si sono macchiati, assolutamente identitari e nazionalisti, e nazionalisti in quanto antimperialisti, pur nel quadro di un fraterno rapporto di vicinanza solidale e di collaborazione con tutti gli altri popoli già o virtualmente soggetti ad ambizioni imperialistiche di Paesi capitalistici. Il Vietnam del leggendario Ho Chi Minh ha ancora oggi nel patriottismo nazionale il fondamentale presupposto della propria emancipazione sociale, del proprio progresso civile, della propria crescita economica. Lo stesso internazionalismo marxista non sarebbe possibile e non potrebbe essere praticato senza una difesa fiera e salda del patriottismo nazionale. Sul nesso tra patriottismo ed internazionalismo scriveva Mao Tse-tung  nel suo mitico Libretto Rosso: «un comunista per essere internazionalista deve per forza essere un patriota», perché solo custodendo e difendendo l’identità nazionale del Paese cui appartiene può consentire concretamente a tutti gli altri Paesi esposti ad influenze o a condizionamenti capitalistico-imperialistici di fare altrettanto e di erigere un solido baluardo contro le ingerenze straniere. Continua a leggere

Liliana Segre, la destra, i cattolici e gli ebrei

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Il sincero e saggio seguace contemporaneo di Gesù non può odiare gli ebrei semplicemente perché chi segue Gesù deve sforzarsi di non odiare nessuno, ivi compreso il peggior nemico. Il vero cristiano non può essere razzista, antisemita, xenofobo e via dicendo, perché egli non discrimina umanamente il prossimo sulla base della razza, dell’etnìa e della fede religiose, del ceto sociale o dell’appartenenza politica e culturale. Tuttavia, il cristiano, per l’amore viscerale che lo lega alla persona di Cristo, che è la verità stessa della sua vita e della storia umana di cui fa parte, non può essere indulgente verso i falsi valori del mondo, verso fedi religiose erronee, verso forme ipocrite e/o moralistiche di comportamento, verso pratiche di vita compromissorie e bassamente accomodanti, verso grossolane concezioni ecumeniche di confronto interreligioso, verso ideologie manifestamente reazionarie o dittatoriali oppure, al contrario, progressiste e umanitarie non solo laiche ma del tutto atee. Ogni volta che si pone un problema in termini di verità, e non solo di umana comprensione, di condivisione o di solidarietà, di fraterna vicinanza morale e spirituale, il cristiano è tenuto a dire e a testimoniare senza esitare, anche pubblicamente se necessario, la verità. Continua a leggere

Così libereremo l’Italia

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Contributo di Guido Grossi (Sovranità Popolare APS), ex dirigente della Banca Nazionale del Lavoro e promotore tra altri della manifestazione del 12 ottobre p.v. organizzata da “Liberiamo l’Italia”

pubblicato da Comitato Promotore il 19/09/2019

IL PROCESSO DI LIBERAZIONE

 

 

Guido Grossi

 

 

Questo documento contiene una serie di domande ed una serie di proposte di riforme politiche concrete, che il Comitato Promotore della manifestazione del 12 ottobre 2019 sottopone all’attenzione pubblica.

PREMESSA

Il popolo italiano è prigioniero di molte convinzioni errate. Dobbiamo “vederle” per potercene liberare.

  1. La prima è nella sensazione di essere bloccati all’interno di un soggetto politico-giuridico che chiamiamo Europa.

Riflettiamo su quanti italiani, pur divenuti scettici, sono convinti che non sia materialmente possibile “uscire dall’Europa”!

Eppure, nella realtà, l’Europa politica non è mai nata: infatti, non è mai stata approvata una Costituzione europea!

L’Europa politica, letteralmente, NON esiste.

Osserva: una parte importante del potere di prendere decisioni politiche (con la grave eccezione della materia monetaria) è ancora nelle mani delle Istituzioni nazionali!

L’Unione europea NON ha infatti il potere giuridico di imporre decisioni, a meno che queste non siano volontariamente recepite dalle Istituzioni dei singoli Stati.

Di fatto, le stesse regole suggerite dagli organismi europei sono spesso “interpretate diversamente” (se non proprio ignorate) da alcuni Stati dell’Unione (Francia, Germania ed altri), nel momento in cui le recepiscono e “le adattano” nella propria normativa nazionale.

Sono scorretti loro o siamo stupidi noi?

È importante o non è importante il rispetto della Costituzione e delle prerogative nazionali?

In Italia, questo potere di adattamento viene totalmente disconosciuto dalla classe politica, sistematicamente appiattita sulle richieste degli organismi tecnocratici europei, anche quando le indicazioni danneggiano palesemente gli interessi della popolazione e sono in contrasto con il dettato e lo spirito della Costituzione.

2) La seconda convinzione errata è che l’Unione europea possa in qualche modo proteggerci dalle prepotenze delle multinazionali e della finanza privata, diventate più potenti degli Stati nazionali.

In realtà le regole europee, e perfino l’opacità della sua struttura organizzativa, privilegiano meccanicamente proprio i diritti del grande capitale e delle merci, anziché quelli delle persone.

A partire dalla totale e ingiustificabile autonomia del potere finanziario, concentrato nella BCE e nel MES, rispetto al potere politico, sia nazionale che sopra nazionale.

Teniamo presente che i Trattati (mai sottoposti a referendum) sono scritti in maniera inutilmente lunga e oggettivamente complicata, troppo tecnica; insomma: sono di difficilissima comprensione! Continua a leggere

Fare chiarezza su Antonio Banfi

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Sarebbe difficile sostenere che Antonio Banfi sia stato non solo un insigne filosofo italiano ma anche un uomo di grande coraggio e di intrepida moralità. Sono tra coloro che hanno ben evidenziato pregi e limiti della teoresi banfiana, benché abbia esercitato questo tentativo in aperta dissonanza dagli interpreti più “ortodossi” del pensiero banfiano. Ho sempre sostenuto che il miglior Banfi, il Banfi filosoficamente più efficace e fecondo, è il Banfi razionalista o più precisamente critico-razionalista che si sarebbe accostato al marxismo per un’esigenza “pratica” più che “teorica” tentando di riversare su esso, in vero con scarso successo, l’impianto critico-trascendentale del suo stesso razionalismo al fine di farne non una dottrina dogmatica e chiusa all’apporto di altre importanti correnti filosofiche contemporanee ma uno strumento di analisi particolarmente utile e significativo nel quadro della storia e della cultura del ’900.  Continua a leggere

Salvini, la corruzione, il perbenismo e il falso umanitarismo

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La mia idea è che Salvini non sia certo un giglio immacolato di onestà ma che, rispetto alla stragrande maggioranza dei suoi consiglieri e dei suoi luogotenenti e di tanti autorevoli membri della Lega, sia molto meno interessato ad affari loschi di ogni genere e ad illeciti traffici finanziari. L’uomo non è ingenuo e sa bene che, specialmente dopo la drammatica sorte toccata a Bettino Craxi, basterebbe una truffa di media importanza che fosse direttamente riconducibile alla sua persona per affossare ancora una volta e forse definitivamente il suo partito e il suo complessivo programma politico che gli elettori italiani, piaccia o non piaccia, stanno mostrando di gradire molto, pur presentando punti critici che molti considerano suscettibili di superamento. Purtroppo, la verità è che Salvini è a capo di un partito largamente corrotto anche se non più corrotto di altri partiti come Forza Italia, il PD e lo stesso Movimento 5Stelle, in cui insistentemente si sussurra che diversi parlamentari abbiano letteralmente comprato la propria carriera politica e in cui grandi imbrogli non vengono a galla solo perché la maggior parte di essi (fino all’altro ieri nullafacenti e del tutto squattrinati) sono oggi più che soddisfatti del posto molto remunerativo che occupano appunto in parlamento, senza escludere i Fratelli d’Italia che offrono un campionario umano non proprio rassicurante visto che, di tanto in tanto, vengono agli onori della cronaca alcuni suoi esponenti collusi con la criminalità organizzata o con attività corruttive tutt’altro che trascurabili. Continua a leggere

Note su cattolici italiani e scienza

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                                                                                                                                                                                                                                                                Un giovane e valente ricercatore italiano ha pubblicato di recente un agile e interessante volumetto sui modi in cui i cattolici italiani, a cavallo tra seconda metà del XIX secolo e primo quindicennio del XX secolo, cercarono di interagire con un mondo scientifico in continua espansione, soprattutto al fine di dimostrare la solidità della fede cristiana anche in rapporto ai travolgenti progressi del sapere scientifico e tecnologico1. L’argomento da lui trattato, per la particolare importanza che riveste, necessiterà senza dubbio di ulteriori contributi finalizzati a gettar luce su momenti specifici dell’impegno cattolico sul piano scientifico in un periodo storico in cui molto forti erano i timori della Chiesa circa la possibilità che gli straordinari sviluppi della razionalità e della ricerca scientifica potessero avere un impatto alquanto destabilizzante sul piano spirituale e religioso inducendo molti fedeli ad un dubbio sempre più corrosivo nei confronti delle tradizionali certezze religiose, ma intanto questo lavoro funge da utile e provvidenziale apripista in un settore poco e male studiato della storia moderna e contemporanea e viene assolvendo la funzione di chiarire come in realtà a partire dalla seconda metà dell’ottocento, al di là della comprensibile inquietudine che la problematica scientifica avrebbe sempre trasmesso alle alte gerarchie ecclesiastiche, il mondo ecclesiale cattolico nel suo insieme, nonostante i suoi ritardi e le sue incertezze iniziali nel quadro del dibattito sulla scienza e sulle sue implicazioni culturali, morali, sociali e religiose, non mostrò alcuna pregiudiziale e preconcetta avversione verso le continue acquisizioni conoscitive della prassi scientifico-sperimentale.
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Breve storia di una “battaglia”: filosofia e scienza in Italia nel primo quindicennio del Novecento

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Nel primo quindicennio del novecento filosofico italiano, due insigni scienziati quali Giovanni Vailati e Federigo Enriques, dotati di capacità filosofiche non comuni e convinti che ad una funzione realmente critica della filosofia non potessero rimanere estranee l’acquisizione e l’utilizzazione della mentalità scientifica moderna e contemporanea, mossero battaglia contro l’egemonia neoidealistica, per la riunificazione del sapere filosofico e del sapere scientifico. L’esito della battaglia sarebbe stato loro sfavorevole producendo per alcuni decenni fraintendimenti e distorsioni nel modo di intendere il rapporto tra ambito filosofico e ambito scientifico nel quadro della cultura nazionale, benché sia ormai innegabile che di fatto sotto il fascismo, nonostante le pesanti costrizioni ideologiche subìte dagli scienziati italiani,  il progresso delle conoscenze e delle istituzioni scientifiche non fu né bloccato né rallentato. Continua a leggere