Per il centodecimo anniversario della nascita di Ludovico Geymonat (seconda e ultima parte)

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Di certo c’è che in Italia come in tutto il mondo occidentale non esistono più, posto che siano davvero esistiti in passato, partiti di sinistra vocazionalmente determinati a cambiare il mondo. Lo stesso partito comunista italiano appariva ormai a Geymonat come un partito riformista senza vere riforme e preoccupato più che altro di farsi accettare dal mondo capitalistico americano ed europeo. Ma per il filosofo della scienza tra democrazia e capitalismo sussisteva un rapporto di totale incompatibilità per cui era necessario chiedersi come potesse essere ancora utile un partito popolare che si fosse abituato all’idea dell’insuperabilità storica del capitalismo e che si fosse limitato a cercare il modo migliore per poter convivere con esso. Non ci si poteva più limitare, pensava Geymonat, a richiamarsi alla Resistenza rievocandone e celebrandone i valori, per operare serie e reali scelte democratiche; anzi occorreva denunciare l’uso retorico, mistificante e strumentale che della Resistenza si continuava a fare da parte di tutti i politici, ivi compresi quelli comunisti, che se ne servivano come di un «espediente a cui» in particolare «i responsabili della conduzione del Paese fanno ricorso per offuscare i problemi di oggi e per non confessare la propria incapacità di risolverli seriamente» (La ragione e la politica, cit., p. 97). Continua a leggere

Per il centodecimo anniversario della nascita di Ludovico Geymonat

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Ludovico Geymonat nasce a Torino l’11 maggio del 1908. Egli non è stato solo uno dei filosofi della scienza più eminenti del XX secolo ma anche un lucido e appassionato sostenitore di un ideale democratico strettamente ancorato alla scienza moderna o, più esattamente, a quelle che il filosofo piemontese riteneva essere le caratteristiche costitutive ed imprescindibili del sapere scientifico moderno. Lunga e appassionata è stata infatti la lotta di Geymonat per l’affermazione di una cultura scientifica nel nostro paese, ritenendo egli legittima solo una prassi politico-culturale che si ispirasse ad un ideale scientifico di tipo illuministico. Continua a leggere

Lettera aperta al Dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico “Carrara” di Lucca

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Egr. sig. Preside dell’Istituto Tecnico “Carrara” di Lucca,

come ex professore di filosofia e storia tengo ad esprimerle non tanto la mia solidarietà per i malvagi atti di bullismo che stanno accadendo a danno di alcuni docenti della sua scuola, perché solidali in questo caso bisogna essere esclusivamente verso chi ha subìto e subisce la condotta oltraggiosa e violenta di un’intera classe di delinquenti,  quanto il mio sdegno morale e civile per la politica scolastica oltremodo permissiva e accomodante che evidentemente viene adottata da lei e da molti suoi docenti nei confronti degli alunni e delle loro famiglie. Continua a leggere

Macron o della perseverante ambiguità europea

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di Angela Iazzolino

E’ vero che, per usare le parole di Matteo Renzi, «noi» dobbiamo avere «un’idea del futuro diversa rispetto agli estremisti e ai populisti», che dobbiamo stare «con l’Europa, non con Farage o Le Pen, … con la scienza, non chi lotta contro i vaccini», che dobbiamo essere «per il lavoro, non per l’assistenzialismo del reddito di cittadinanza, per abbassare le tasse a chi ha bisogno, non per la flat tax» (29 marzo 2018). Però commetteremmo un gravissimo errore se ci schierassimo pavidamente o per pura e semplice convenienza con certi “importanti” leaders occidentali su qualunque questione di politica economica e di politica internazionale, e in particolare sui modi di lavorare al mantenimento o piuttosto al ristabilimento di una vera e giusta pace tra tutti i popoli del  mondo. Continua a leggere

Di nuovo la guerra!

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Non c’è niente da fare: la guerra è connaturata alla mentalità occidentale per motivi economici e politici di profitto e di potere ben più che per motivi di difesa territoriale da pericoli esterni. La guerra serve al mondo occidentale soprattutto per tentare di superare le sue cicliche crisi economiche e finanziarie e di imporre egemonicamente a Paesi non privi di risorse economiche, ma almeno militarmente “inferiori” o ritenuti tali, determinati paletti, ovvero precise regole di comportamento e quasi sempre repressive, che ne limitino anche per via preventiva eventuali velleità espansionistiche soprattutto se in contrasto con legittimi o non legittimi interessi delle nazioni occidentali più forti. A questo stato di cose si oppongono, ma a loro volta per tradizionali motivi nazionalistici e per evidenti ragioni geopolitiche, Cina e Russia, anche se beninteso entrambe, nel corso dei secoli e dacché esistono come Stati, le loro guerre di conquista o di annessione le hanno sempre fatte contribuendo notevolmente a fare della storia del mondo una storia di oppressione, di violenza e di morte. Continua a leggere

Ipotesi sulle ragioni oggettive di una sconfitta politico-elettorale

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Se il patto del Nazareno non si fosse spezzato oggi il PD avrebbe raccolto ben altri risultati elettorali: non il 40%, né il 33 o il 34%, perché esso presenta, insieme alla sua indubbia forza modernizzatrice, anche vistose criticità, ma sul 29-30% si sarebbe potuto probabilmente attestare, nonostante la tumultuosa avanzata del partito di Grillo. Ma il patto del Nazareno, intelligentemente voluto da Renzi proprio per assicurarsi una più stabile ed efficace possibilità di governo e per meglio resistere alle poderose bordate populistiche del Movimento 5Stelle, non poteva durare dal momento che, non essendo affetto il giovane segretario del PD da consociativismo cronico, non era possibile accettare il ricatto di Berlusconi: o mandi al Quirinale il mio amicone onorevole Amato oppure della nostra intesa non se ne fa più niente. Come dire: o mi consenti di continuare a fare i miei interessi oppure vai avanti da solo. E Renzi è andato avanti da solo senza tentennamenti di sorta. Questo gesto, anziché suscitare l’ammirazione popolare, purtroppo passò quasi inosservato anche per la sottovalutazione con cui fu commentato da molta stampa. Continua a leggere

Popolo, democrazia: limiti e ambiguità

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Come scriveva Cicerone nel De re pubblica, 1, 25, il popolo, in senso giuridico-politico, non è «ogni agglomerato di uomini riunito in un modo qualsiasi, bensí una riunione di gente associata che ha per fondamento l’osservanza della giustizia e la comunanza degli interessi». Quindi il rispetto della legge e di princìpi condivisi di giustizia da parte di tutte le forze politiche, che si contendono il potere nel quadro di un pacifico confronto dialettico da esse concordemente accettato, è ciò che fa realmente di una comunità umana un popolo, il quale non va confuso con il semplice volgo, con la massa o la plebe, mossi generalmente da un oscuro e istintivo sentimento di rivolta e di rabbia sociale. Continua a leggere

Per un PD non disfattista

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di La tulipana fiorentina

Il trombone di Puglia Michele Emiliano parla sempre a sproposito e d’altra parte non si può pretendere che nel PD siano tutti delle aquile. Di recente, all’indomani della sconfitta elettorale del PD di Renzi, ha sentenziato: “Dobbiamo dare l’appoggio esterno a un governo dei 5Stelle, che con questa vittoria hanno diritto di governare. E dobbiamo esercitare la funzione di controllo sul programma”, ovvero, pensa il poveraccio, siccome i 5Stelle hanno vinto la partita elettorale hanno diritto a governare e non potendo governare per mancanza di numeri è del tutto evidente che il PD deve farsene carico e aiutarli a governare con un loro appoggio esterno e controllando che essi attuino il loro programma. Che genio, che uomo di pensiero! Soprattutto un uomo che cristiano non è e per il quale tuttavia gli affronti, gli insulti e gli sgarbi subìti dal PD e in particolare da suoi rappresentanti di punta per cinque anni dovrebbero essere del tutto dimenticati dagli attuali dirigenti del partito; un uomo che prende i risultati elettorali come unico o principale indicatore della validità o invalidità dei programmi di ogni gruppo politico e che infine addebita alla presunta cecità politica di Renzi la causa determinante della sconfitta elettorale, mentre tutti sanno che in Puglia i numerosi democratici vicino a lui e da lui fagocitati hanno votato contro il PD e i suoi esponenti designati. Un magistrato fallito che, non sapendosi realizzare nel suo ambito professionale, si è buttato a capofitto nella politica investendo in essa tutte le sue meschine ambizioni di potere. Questo è Emiliano, prototipo di tutti quei piccoli, mediocri personaggi del PD che antepongono sistematicamente i loro interessi personali agli interessi oggettivi del partito e dello stesso popolo italiano. Continua a leggere

Quale governo dopo il 4 marzo?

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di Vincenzo Granturco

Molti si affannano a spiegare le ragioni del clamoroso successo del Movimento 5Stelle e della sconfitta altrettanto clamorosa del PD, mentre più scontata e prevedibile era ed è stata la buona affermazione della Lega che è riuscita a prendere più voti del partito di Berlusconi. In realtà, il 5Stelle, nonostante ci sia stato parecchio tempo per constatarne evidenti carenze e limiti, è riuscito ad imporsi, soprattutto agli occhi di moltissimi giovani, come la grande illusione di questo momento storico e ha raccolto un amplissimo consenso che rispecchia da una parte le loro giuste e disperate aspettative e dall’altra l’incapacità del governo Gentiloni di dare risposte almeno decorose alle loro esigenze e agli innumerevoli problemi di questo Paese. Continua a leggere

I 5Stelle e le teste di segatura

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Il tuttologo Massimo Cacciari ieri sera, alla trasmissione di Lilly Gruber, ne ha detta una delle sue: se gli altri partiti non consentiranno al M5Stelle di governare, sia pure in ossequio alle norme costituzionali e alle regole politico-parlamentari correnti, alla prossima tornata elettorale il movimento di Grillo e Di Maio non prenderà solo poco più del 30% dei voti ma oltre il 70%. Non se ne rende conto, pensa di essere un grande filosofo, un rigoroso esperto di logica, ma non di rado questo accademico veneziano, proprio per voler strafare molto al di là del suo campo di competenza, finisce per mettersi sullo stesso piano di tante emerite teste di segatura che popolano il variegato e luccicante mondo massmediatico. Continua a leggere