Il coronavirus e il nuovo dis-Ordine Mondiale*

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L’era del coronavirus vede una nuova fase della lotta cosmica tra le forze celesti e quelle infernali. Nella storia infatti, accanto alla mano di Dio, occorre vedere anche quella del demonio, che sempre si oppone ai piani divini per tentare di realizzare i suoi deformi progetti. Il Regno di Dio è quello dell’ordine, della pace, dell’armonia; quello del demonio è il regno del caos, del conflitto, della perenne rivoluzione. Dio permette, per la sua maggior gloria, che i due regni, il primo sempre vincente, il secondo sempre sconfitto, combattano fino alla fine dei tempi. Continua a leggere

Il Catechismo cattolico smentisce il papa sui profughi*

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Nonostante l’immigrazione torni a preoccupare per il Covid, Bergoglio continua a battere incessantemente sull’accoglienza. Dopo la nuova, contestatissima, litania sulla Madonna, “Maria solacium migrantium” – “sollievo dei migranti”, poche settimane fa, affermava: «È Dio che ci chiede di poter sbarcare». Siamo sicuri? Perché all’art. 2241 del Catechismo c’è scritto tutt’ altro: «Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.  Continua a leggere

Fusaro e la dissoluzione della Chiesa cattolica*

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Sul Papa che ha rinunciato ai suoi viaggi pastorali fino a che verrà trovato il vaccino, io faccio riferimento alla storia del Cristianesimo, penso a San Francesco d’Assisi che stava in mezzo ai lebbrosi o a San Carlo Borromeo che comunica agli appestati. Ora la Chiesa di Bergoglio ha abbandonato questa sua vocazione a soffrire insieme agli ultimi e a portare assistenza spirituale e sceglie di adeguarsi al nuovo verbo terapeuticamente corretto. Questo rientra a pieno nella dissoluzione del Cristianesimo che io riscontro da tempo e che rivela come l’ateismo liquido sia ormai in seno alla Chiesa Cattolica e al Pontefice. Che anziché fare ponti tra cielo e terra è ormai tutto proiettato nell’immanente nella logica del mondo. Continua a leggere

Una mite epidemia dietro cui si intravede la mano di Dio*

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Il 2020 sarà ricordato come l’anno di una storica svolta nella vita quotidiana del mondo. E mentre appare sempre più probabile che il coronavirus sia stato prodotto dall’ingegneria genetica della Cina comunista (il libro di Joseph Tritto, Cina Covid-19. La Chimera che ha cambiato il Mondo, Cantagalli, Siena 2020, è più che convincente a questo proposito), sembra altrettanto chiara l’esistenza di una “ingegneria sociale” su larga scala, per pilotare l’opinione pubblica in una situazione forse inaspettata dalle stesse forze rivoluzionarie che pretendono di guidare i destini del mondo. Continua a leggere

Vescovi di quale Dio?

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Circa un anno fa, ancora molto lontani dall’epidemia che avrebbe colpito l’umanità, i cattolici si sentivano dire dal papa regnante che i vescovi, lungi dall’esercitare una funzione meramente amministrativa e dall’estraniarsi quindi sostanzialmente dalla vita spirituale e religiosa della Chiesa, dovevano rendersi parte integrante di essa restando concretamente o fattualmente vicini a sacerdoti e credenti o fedeli diocesani. Era l’ennesimo ed autorevole appello che un papa rivolgeva al popolo di Dio, ai vescovi perché fossero umanamente, spiritualmente, sacramentalmente e nei limiti delle proprie possibilità anche materialmente vicini a religiosi e laici, ma anche ai presbiteri perchè fossero uniti e solidali tra loro e nei confronti di diocesani e parrocchiani, specialmente i più fragili e bisognosi, e infine ai fedeli perché a loro volta fossero capaci di contraccambiare e praticare quello stesso spirito di carità in ogni ambito della loro esperienza quotidiana. Continua a leggere

Canfora contro i populisti con l’aiuto di papa Francesco

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Fermare l’odio di chi?

In questo momento su Rai 3 viene intervistato il prof. Luciano Canfora, noto storico “progressista” di area PD, sul sovranismo. Tengo a dichiarare che raramente mi è capitato di ascoltare ragionamenti così falsi e menzogneri, così mistificanti, così illogici, insignificanti e fuorvianti, come quello che sta svolgendo l’intellettuale citato sul tema suddetto. Purtroppo, la parola può essere usata e veicolata in molti modi e in modi molto diversi o contrapposti e la possibile brillantezza dialettica con cui viene usata e veicolata, specialmente in totale assenza di contraddittorio, presso gli ascoltatori non coincide necessariamente con la capacità oggettiva di chicchessia di affrontare in forma veridica e logicamente plausibile il tema trattato. Nel caso specifico, il vecchio storico di scuola PCI, che pare aver concluso nel frattempo il suo intervento televisivo ad esclusivo beneficio dei faziosi e incolti militanti del PD di Zingaretti, ha dato prova di cecità logica e intellettuale, di arbitraria e superficiale esegesi storico-politica, di sottovalutazione e demonizzazione della natura istintiva del sentimento popolare, così importante per un serio teorico marxista come Antonio Gramsci, quasi che l’istinto popolare nella formazione del giudizio politico e delle scelte morali dovesse contare necessariamente meno del giudizio e della presunta capacità di comprensione di qualche accademico affetto da cronica sindrome ideologica. 

D’altra parte, non c’è dubbio che il popolo possa, possa non debba, sbagliare, come avvenne per esempio nel caso del popolo sovietico che per troppo tempo volle riporre la sua fede umana e politica in un dittatore come Giuseppe Stalin. Cose che succedono ma che non per questo possono autorizzare qualcuno a teorizzare la maggiore lungimiranza politica di progressisti, mondialisti, europeisti, globalisti e quant’altro rispetto a quella degli odierni popoli nazionali, nonostante l’improvvido aiuto che a tutti costoro proviene, per suoi motivi personali e non certo evangelici, dal collerico papa cattolico Francesco, che si è assunta la responsabilità religiosa di bocciare il cosiddetto populismo come strumento per eccellenza di odio e di divisione. Strano che papa Francesco si rivolga in termini così sprezzanti a tanta parte del popolo di Dio, pur sottraendosi sistematicamente, non certo in qualità di primus inter pares, alle crescenti obiezioni di molti suoi cardinali.  

Francesco di Maria

 

 

I virologi sono scienziati?

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Delle scienze mediche e biologiche è probabilmente la virologia quella più incerta e claudicante. Lo è sino al punto di rendere alquanto problematica la definizione, che pure le è stata assegnata, di scienza. Certo, le scienza più rigorose, come la matematica, la fisica, la chimica o la biologia, tali si possono definire pur sempre in termini di relatività, anche se ciò non sminuisce affatto l’universale portata epistemica delle loro conquiste e dei loro risultati. Ma, nel caso della virologia, non c’è dubbio che le chiacchiere tendano a sopravanzare di gran lunga le evidenze clinico-scientifiche: basti pensare a quel folto gruppo di virologi italiani che, pur venendo sistematicamente contraddetti dai fatti, pretendono di impartire ordini e norme sanitarie di comportamento ad un’intera popolazione che, pur timorosa sul da farsi e sul come comportarsi, ha potuto constatare come gli scienziati ufficiali, che forniscono non gratuitamente la loro opera diagnostica al governo italiano, in realtà navighino a vista e incappino non di rado in sonore smentite fattuali. A dire il vero, esistono anche virologi che, nell’interpretare molto diversamente cause e tempi della crisi epidemiologica, hanno saputo prevedere quel che i sapientoni governativi hanno del tutto ignorato, e cioè che con il caldo estivo il coronavirus sarebbe morto e quasi completamente sparito. Continua a leggere

Una precisazione

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Molti conoscenti e visitatori di questo blog mi hanno telefonato per esprimermi il loro aspro, talvolta anche ingiurioso, dissenso dalla mia decisione di allegare all’ultimo articolo qui pubblicato su “La democrazia senza pulsioni dittatoriali?” una foto di Vittorio Sgarbi che sollecita Mattarella ad intervenire su alcuni atti sospetti del Presidente del Consiglio in carica. Alcuni, in particolare, mi hanno contestato il fatto che non dovevo permettermi di dare pubblicità, di cui peraltro il personaggio in questione non ha alcun bisogno, a un signore non solo visibilmente affetto da problemi mentali che ne potenziano enormemente l’arroganza e la carica di aggressività ma anche reiteratamente e gratuitamente intollerante e offensivo e indegno di far parte, specialmente in qualità di parlamentare, della nostra comunità civile. Sottoscrivo totalmente questi commenti e questi giudizi, ma mi permetto di precisare che la foto incriminata si spiega solo con la mia intenzione di sottolineare come ormai, nel nostro Paese, si stia correndo il rischio di lasciare la difesa, non sussurrata o appena vagheggiata ma apertamente invocata e sostenuta, della democrazia repubblicana, solo o prevalentemente nelle mani di pazzi totalmente inattendibili e clauneschi, mentre i rappresentanti ufficiali della democrazia, giorno per giorno, con mille artifizi dialettici e molti inganni pseudoistituzionali, la stanno ammorbando anche con la miserevole scusa del coronavirus, fingendo di non vedere quali siano le condizioni reali di vita di alcuni milioni di persone e non curandosi affatto di trovare celeri e sane soluzioni per una effettiva ripartenza economica e produttiva della nostra comunità nazionale. Ciò detto, ringrazio e saluto cordialmente gli amici che ci leggono e non ci fanno mancare talvolta le loro critiche costruttive. 

                                 Francesco di Maria   

Una democrazia senza pulsioni dittatoriali?

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In ogni essere umano, considerato nella sua naturalità biologica, c’è un dittatore, così come, per riprendere le parole dell’anarchico Bakunin, in ogni rivoluzionario, non necessariamente più evoluto dell’istintivo egocentrico dittatoriale, c’è sempre un reazionario. Anche la democrazia è attraversata da tendenze e umori dittatoriali, tanto più suscettibili di venire alla luce, con o senza consenso popolare, quanto più i protagonisti del gioco politico decidono di mettersi al servizio di determinati interessi economici e sociali pur sempre nel nome e per conto del popolo sovrano. Questi interessi possono essere di tipo oligarchico ed è il caso dell’attuale maggioranza di governo che percorre e fa propria la via tracciata dal potere mondiale della grande finanza e di potentati economici sempre in feroce competizione tra loro, là dove le masse popolari restano sempre ostaggio delle grandi speculazioni internazionali e vittime più che protagoniste delle politiche governative, ma questi interessi possono essere anche di tipo comunitario, si intende dire direttamente ed esplicitamente comunitario, come generalmente accade per le odierne forze di opposizione che fondano la loro politica sulla valorizzazione rigorosa delle migliori risorse e delle priorità nazionali piuttosto che su un’apertura indiscriminata a piani o progetti economico-sociali studiati a tavolino e proposti con pressante urgenza ai vari governi nazionali. Continua a leggere