Di nuovo la guerra!

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Non c’è niente da fare: la guerra è connaturata alla mentalità occidentale per motivi economici e politici di profitto e di potere ben più che per motivi di difesa territoriale da pericoli esterni. La guerra serve al mondo occidentale soprattutto per tentare di superare le sue cicliche crisi economiche e finanziarie e di imporre egemonicamente a Paesi non privi di risorse economiche, ma almeno militarmente “inferiori” o ritenuti tali, determinati paletti, ovvero precise regole di comportamento e quasi sempre repressive, che ne limitino anche per via preventiva eventuali velleità espansionistiche soprattutto se in contrasto con legittimi o non legittimi interessi delle nazioni occidentali più forti. A questo stato di cose si oppongono, ma a loro volta per tradizionali motivi nazionalistici e per evidenti ragioni geopolitiche, Cina e Russia, anche se beninteso entrambe, nel corso dei secoli e dacché esistono come Stati, le loro guerre di conquista o di annessione le hanno sempre fatte contribuendo notevolmente a fare della storia del mondo una storia di oppressione, di violenza e di morte. Continua a leggere

Ipotesi sulle ragioni oggettive di una sconfitta politico-elettorale

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Se il patto del Nazareno non si fosse spezzato oggi il PD avrebbe raccolto ben altri risultati elettorali: non il 40%, né il 33 o il 34%, perché esso presenta, insieme alla sua indubbia forza modernizzatrice, anche vistose criticità, ma sul 29-30% si sarebbe potuto probabilmente attestare, nonostante la tumultuosa avanzata del partito di Grillo. Ma il patto del Nazareno, intelligentemente voluto da Renzi proprio per assicurarsi una più stabile ed efficace possibilità di governo e per meglio resistere alle poderose bordate populistiche del Movimento 5Stelle, non poteva durare dal momento che, non essendo affetto il giovane segretario del PD da consociativismo cronico, non era possibile accettare il ricatto di Berlusconi: o mandi al Quirinale il mio amicone onorevole Amato oppure della nostra intesa non se ne fa più niente. Come dire: o mi consenti di continuare a fare i miei interessi oppure vai avanti da solo. E Renzi è andato avanti da solo senza tentennamenti di sorta. Questo gesto, anziché suscitare l’ammirazione popolare, purtroppo passò quasi inosservato anche per la sottovalutazione con cui fu commentato da molta stampa. Continua a leggere

Popolo, democrazia: limiti e ambiguità

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Come scriveva Cicerone nel De re pubblica, 1, 25, il popolo, in senso giuridico-politico, non è «ogni agglomerato di uomini riunito in un modo qualsiasi, bensí una riunione di gente associata che ha per fondamento l’osservanza della giustizia e la comunanza degli interessi». Quindi il rispetto della legge e di princìpi condivisi di giustizia da parte di tutte le forze politiche, che si contendono il potere nel quadro di un pacifico confronto dialettico da esse concordemente accettato, è ciò che fa realmente di una comunità umana un popolo, il quale non va confuso con il semplice volgo, con la massa o la plebe, mossi generalmente da un oscuro e istintivo sentimento di rivolta e di rabbia sociale. Continua a leggere

Per un PD non disfattista

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di La tulipana fiorentina

Il trombone di Puglia Michele Emiliano parla sempre a sproposito e d’altra parte non si può pretendere che nel PD siano tutti delle aquile. Di recente, all’indomani della sconfitta elettorale del PD di Renzi, ha sentenziato: “Dobbiamo dare l’appoggio esterno a un governo dei 5Stelle, che con questa vittoria hanno diritto di governare. E dobbiamo esercitare la funzione di controllo sul programma”, ovvero, pensa il poveraccio, siccome i 5Stelle hanno vinto la partita elettorale hanno diritto a governare e non potendo governare per mancanza di numeri è del tutto evidente che il PD deve farsene carico e aiutarli a governare con un loro appoggio esterno e controllando che essi attuino il loro programma. Che genio, che uomo di pensiero! Soprattutto un uomo che cristiano non è e per il quale tuttavia gli affronti, gli insulti e gli sgarbi subìti dal PD e in particolare da suoi rappresentanti di punta per cinque anni dovrebbero essere del tutto dimenticati dagli attuali dirigenti del partito; un uomo che prende i risultati elettorali come unico o principale indicatore della validità o invalidità dei programmi di ogni gruppo politico e che infine addebita alla presunta cecità politica di Renzi la causa determinante della sconfitta elettorale, mentre tutti sanno che in Puglia i numerosi democratici vicino a lui e da lui fagocitati hanno votato contro il PD e i suoi esponenti designati. Un magistrato fallito che, non sapendosi realizzare nel suo ambito professionale, si è buttato a capofitto nella politica investendo in essa tutte le sue meschine ambizioni di potere. Questo è Emiliano, prototipo di tutti quei piccoli, mediocri personaggi del PD che antepongono sistematicamente i loro interessi personali agli interessi oggettivi del partito e dello stesso popolo italiano. Continua a leggere

Quale governo dopo il 4 marzo?

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di Vincenzo Granturco

Molti si affannano a spiegare le ragioni del clamoroso successo del Movimento 5Stelle e della sconfitta altrettanto clamorosa del PD, mentre più scontata e prevedibile era ed è stata la buona affermazione della Lega che è riuscita a prendere più voti del partito di Berlusconi. In realtà, il 5Stelle, nonostante ci sia stato parecchio tempo per constatarne evidenti carenze e limiti, è riuscito ad imporsi, soprattutto agli occhi di moltissimi giovani, come la grande illusione di questo momento storico e ha raccolto un amplissimo consenso che rispecchia da una parte le loro giuste e disperate aspettative e dall’altra l’incapacità del governo Gentiloni di dare risposte almeno decorose alle loro esigenze e agli innumerevoli problemi di questo Paese. Continua a leggere

I 5Stelle e le teste di segatura

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Il tuttologo Massimo Cacciari ieri sera, alla trasmissione di Lilly Gruber, ne ha detta una delle sue: se gli altri partiti non consentiranno al M5Stelle di governare, sia pure in ossequio alle norme costituzionali e alle regole politico-parlamentari correnti, alla prossima tornata elettorale il movimento di Grillo e Di Maio non prenderà solo poco più del 30% dei voti ma oltre il 70%. Non se ne rende conto, pensa di essere un grande filosofo, un rigoroso esperto di logica, ma non di rado questo accademico veneziano, proprio per voler strafare molto al di là del suo campo di competenza, finisce per mettersi sullo stesso piano di tante emerite teste di segatura che popolano il variegato e luccicante mondo massmediatico. Continua a leggere

Cosenza pignorata: spuntano altri milioni di debiti di Occhiuto e la situazione si aggrava*

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Pubblicato in “Iacchité” del 2 marzo 2018
Il problema dei debiti di Occhiuto non è certo, per noi, una questione morale. Quasi tutti abbiamo debiti, chi più, chi meno. Solo i miliardari non hanno debiti. Le persone che vivono del proprio onesto lavoro sì. Capita in questo sistema economico di indebitarsi. L’importante è onorare i propri debiti così come fanno milioni e milioni di italiani ogni fine mese barcamenandosi tra mutui, prestiti, cambiali e rate.

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Iacchité senza vergogna

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Di nuovo Carchidi all’attacco contro il vescovo “emerito” Nunnari, che costituisce una sua e vera propria ossessione e che continua a qualificare con espressioni volgari e pretenziose. Già, perché scrive Carchidi, “le Iene lo hanno sputtanato su scala mondiale” anche se continua a godere della complicità di “quel buffone di vescovo in carica”, rimanendo entrambi convinti che la gente non voglia vedere e “non sappia giudicare” (A. De Luca,  Nunnari torna a celebrare messa a Bisignano senza vergogna, in “Iacchitè” del 2 febbraio 2018). In realtà, un gruppo televisivo così squalificato e provocatorio come le “Iene” può tentare di “sputtanare” tanta gente, a volte colpevole a volte innocente (ma è un dettaglio poco significativo per chi è pagato proprio per creare in ogni caso lo scandalo), solo perché, secondo una tipica mentalità delinquenziale, non esitano ad esercitare violenza verso il prossimo pur di ottenere i propri inconfessabili scopi. Purtroppo anche la magistratura, in conformità ad un malinteso e frainteso principio di libertà di pensiero e di stampa, chiude completamente gli occhi su tanti episodi di inciviltà e di evidente prevaricazione dimenticando o meglio fingendo di dimenticare che tale sacrosanto principio ha il suo invalicabile limite costituzionale nel principio di libertà personale, per cui a nessuno, giornalista o non giornalista, è consentito di farmi pressione perché io risponda a domande a cui non intendo rispondere e che al contrario potrebbero meritare di essere censurate anche o proprio in sede giudiziaria. Continua a leggere

Sondaggi anonimi Elezioni Politiche 2018

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Più che un sondaggio anonimo, pure circolante in qualche sperduto angolino del web, è una scommessa, in decisa controtendenza rispetto alle previsioni, quella che qui si propone, per cui, nel caso in cui si faccia centro, essa si sarà rivelata ben più attendibile degli scientificissimi sondaggi ufficiali, mentre nel caso in cui si dovesse rivelare fallace varrà per quello che altro non poteva essere, ovvero una semplice scommessa e quindi portatrice di semplici ed errate sensazioni. In più, però, sarà divertente verificare se ai risultati reali si saranno avvicinati di più i sondaggi ufficiali oppure i dati ipotetici, qui di seguito pubblicati, di una semplice, scherzosa e innocente scommessa. Le percentuali indicate si riferiscono ai principali partiti e ai relativi risultati nella loro globalità.

Partito Democratico                 32-33% dei voti

5 Stelle                                       20-21% dei voti

Lega                                           13-14% dei voti

Forza Italia                                 12-13% dei voti

Fratelli d’Italia                             3-4%    dei voti

Liberi e Uguali                             4-5%   dei voti

Aspettiamo e vediamo.

Meglio il divisivo Renzi che il pacifico Gentiloni

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di La tulipana fiorentina

Meglio se a guidare il governo, in caso di vittoria elettorale del PD, continuasse ad essere Gentiloni e non fosse Renzi, perché il primo è meno divisivo, meno polemico, più conciliante ed equilibrato del secondo: questa è l’argomentazione di fondo, anche se talvolta non esplicitata, con cui vecchi tromboni della politica italiana come Prodi e Napolitano, che non poco male hanno recato all’economia del nostro Paese, esprimono il loro endorsement a favore di Gentiloni, che poi anche i Veltroni e un numero imprecisato di politici italiani del centrosinistra e del centrodestra nonché un discreto numero di giornalisti e imprenditori, mostrano di preferire a Renzi per quanto riguarda la Presidenza del Consiglio di un futuro e ipotetico governo guidato dal PD. Continua a leggere