(pubblicato in AGI.IT il 29 agosto 2015)
Genova, 29 ago. – Le “fortune economiche purtroppo sono legate a chi – di solito in luoghi riservati e senza volto – decide che le cose devono andare in un modo o nell’altro, affinche’ pochi possano guadagnare moltissimo, e molti siano schiacciati dalla ristrettezza, se non addirittura dall’indigenza: in questi campi, pochi decidono e molti subiscono, nella logica di destabilizzare per meglio lucrare”.
Cosi’ il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nell’omelia pronunciata oggi pomeriggio al santuario della Madonna della Guardia. “Come la Vergine Santa e’ solidale con l’umanita’ – ha aggiunto il porporato – cosi’ anche noi dobbiamo essere solidali con i fratelli, specie i piu’ piccoli, deboli e poveri. E’ vero che i tempi sono magri per i piu’, ma la carita’ e’ fatta di tante gocce e di molto cuore: e questo – ha concluso – non e’ legato alle fortune economiche”.


Se un papa scomunica pubblicamente i mafiosi di qualunque latitudine, i cattolici, e in primis i ministri di Dio, sanno o dovrebbero sapere che tutti gli affiliati, a vario titolo e in diverso grado, alle associazioni per delinquere di stampo mafioso non possono fare più parte della comunità religiosa e non possono essere più ammessi ai suoi sacramenti. A meno che un mafioso non rinneghi pubblicamente e sinceramente il suo passato criminale dichiarandosi altresí pronto a subirne tutte le conseguenze anche in senso giudiziario, egli non può più essere assolto dai suoi peccati e riconciliarsi con Dio e con gli uomini, anche se confessasse maldestramente e opportunisticamente i suoi peccati in confessionale poco prima di morire, né può essere ammesso al sacramento eucaristico. 

