di Renzo Privitera
Non voglio fare il saputo, ma ad occhio e croce non sono moltissimi i cittadini italiani che sanno bene di cosa parlino quando parlano di democrazia e le loro idee sono ancora più confuse se provano a misurarsi sul concetto di democrazia diretta. Per essere realmente democratici due sono le possibili condizioni: o che si sia dotati di una rigorosa cultura politica di segno per l’appunto democratico, e questa prerogativa è appannaggio di un numero piuttosto limitato di persone, o che, pur non essendo particolarmente esperti dei meccanismi o delle procedure istituzionali di un sistema democratico, si abbia coscienza del fatto che, quali che siano gli oggetti del contendere politico-sociale, vi è democrazia effettiva, indipendentemente dal suo essere diretta o indiretta, e non mera demagogia autoritaria e populista, se la contesa tra opposte o diverse forze politiche risulta anche formalmente orientata a perseguire determinati obiettivi per via pacifica e non violenta e secondo modalità che prevedano pur sempre per il presente e per il futuro il rispetto verso le assolute o relative minoranze parlamentari.




A sostegno di questa tesi, lo studioso americano John McCormick cita Niccolò Machiavelli che, a suo giudizio, avrebbe proposto una concezione antioligarchica del potere. McCormick dice che, se il socialismo era stato il grido di dolore della società moderna, il populismo è il grido di dolore delle moderne democrazie







