- Il diritto tra globalizzazione e relativismo
Senza diritto non c’è né libertà, né possibilità di civile convivenza. La norma giuridica è infatti un’emanazione ragionata e codificata dell’universale bisogno etico-razionale di giustizia e non si dà, almeno in linea di principio, un sistema più affidabile e collaudato di quello giuridico al fine di affrontare e risolvere nel modo più ragionevole, equanime e rispettoso possibile le liti, le controversie, i contenziosi perennemente presenti nella storia degli uomini. Naturalmente, le configurazioni, i modelli, gli assetti teorico-storici del diritto, sono molteplici e mutevoli, seppure essi siano sempre accomunati da un’idea intransigente, da un’esigenza formale, da uno spirito egualitario di equità, di giustizia, di legalità.
Se da una parte, le diverse situazioni storico-culturali, le tradizioni, le credenze e i costumi sempre cangianti dei popoli, non possono non condizionare l’evoluzione complessiva del diritto come quella di specifiche concezioni giuridiche vigenti nelle diverse aree del mondo, dall’altra la ratio giuridica strutturale, faticosamente e mai esaustivamente costruita nel corso dei secoli, resta quella, per quanto possa essere differentemente declinata, di porre un argine a pregiudizi e storture derivanti da idee o da tradizioni di pensiero pur radicate nella vita storico-sociale di individui e popoli ma non disciplinate secondo princìpi di ordinata e rigorosa razionalità, e di elaborare un sistema di regole chiare e certe, seppur sempre perfettibili, da porre alla base della vita civile, economica e politica. Continua a leggere

Pericolosa, antiscientifica, evocativa dei periodi storici più bui. Il professor Carmelo Buscema, ricercatore di Sociologia politica all’Unical e tra i sottoscrittori dell’appello “no Green Pass”, definisce così la misura che regolamenta l’accesso alle aule dell’ateneo. Ma come si comporteranno i firmatari del manifesto dal momento che – stando ai rumors – non tutti potrebbero esserne provvisti?
Il virologo Burioni solo ieri ha ribadito: “un singolo vaccinato può contagiare, ma la vaccinazione ostacola il diffondersi del contagio nella comunità. Questo è un dato oggettivo su cui non si può discutere. E’ così e basta”. Parola di scienziato superattendibile ma non poco dogmatico! Ma, premesso che la virologia è a parere di molti osservatori la branca più aleatoria e approssimativa della medicina e della complessiva pratica scientifica, possibile che questo ormai affermato personaggio televisivo non legga le notizie e i documenti provenienti da Inghilterra e Israele, da cui risulta in modo incontrovertibile che i vaccinati sono ancora ben lungi dal poter essere considerati immuni dal contagio e addirittura meno contagiosi dei non vaccinati? D’altra parte, non si è interrogato per nulla, come qualunque uomo di scienza, per quanto modesto, dovrebbe fare, sullo strano e sorprendente fenomeno in atto in India, dove fino a qualche tempo fa le persone, non protette da alcun vaccino e falcidiate dal virus, morivano come mosche, mentre adesso, sempre nelle stesse condizioni e quindi senza che gli indiani possano ancora disporre di un numero almeno accettabile di vaccini, sembra che tale fenomeno si sia drasticamente ridimensionato?
E’ universalmente noto che Dio come Logos significa Dio come Parola, come Pensiero, come Ragione. Perciò, «La Parola», nella sua complessa, articolata, profonda e sofisticata struttura linguistica, discorsiva, etica e infine spirituale, ma non la parola di origine e derivazione storiche, bensì la parola del “principio” e dell’“eterno”, la parola ontologica, che tutto contiene sia in atto che in potenza e di cui lo spazio e il tempo storici, come tutte le creazioni culturali che vi hanno luogo, sono solo una piccola e breve anche se essenziale e significativa parentesi, è la luce del mondo, la guida a tutte le verità, la chiave di tutti i misteri, lo specchio dell’invisibile rifratto anche se molti non vi si soffermano con la dovuta attenzione. Quella parola divina è parola di vita e di verità e, mentre gli uomini, con le loro minuscole, seppur talvolta preziose ed esaltanti sillabe di conoscenza e di vita, passano, essa rimane a beneficio di quanti in ogni epoca storica, anche dopo comprensibili e faticosi travagli interiori o ingiustificati ritardi, vi si vogliano accostare.
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Il perdono evangelico è un valore prezioso e fondante della nostra fede in Cristo, anche se oggi rischia spesso di essere percepito come un disvalore e di essere ridotto ad uno dei tanti slogan banali di questo tempo. Perdonare non significa, magari con il corpo e l’anima ancora sanguinanti, essere pronti a riabbracciare chi ti abbia fatto deliberatamente del male. Bisogna sempre sforzarsi di comprendere i limiti, le insufficienze, le manchevolezze altrui, ma se qualcuno, notoriamente dotato di normali capacità di intendere e di volere, esercita sul prossimo, su qualunque prossimo, atti di manifesta ostilità, è evidente che, prima di pensare alla parola perdono, occorra innanzitutto censurarne i gesti aggressivi e, in secondo luogo, appellarsi ad una ragionevole esigenza di analizzare e capire, se possibile, le ragioni dell’offesa arrecata.
Laicità dello Stato significa, per fare capire subito il concetto ai più stupidi e retrogradi come me, che ognuno può esprimere liberamente e far valere democraticamente le idee che vuole, ivi comprese idee di natura religiosa e cristiana, su qualunque tema, a condizione di non rivolgerle direttamente e applicarle specificamente ad uno o più individui di cui sia facilmente individuabile l’identità personale. Se io dico che quasi tutti gli avvocati sono dei lazzaroni imbroglioni o che gli insegnanti in genere sono dei lavativi che godono di troppe ferie a fronte di un numero molto ridotto di ore lavorative oppure che troppi medici sono molto avidi di denaro, o ancora che i preti cattolici sono spesso inaffidabili e impreparati, esprimo certo giudizi severi e non necessariamente fondati, che hanno tuttavia pieno diritto di cittadinanza in uno Stato laico e democratico fino a quando il loro uso o la loro utilizzazione non sia mai ad personam e quindi non siano mai adoperati per colpire questa o quella persona.