di Vincenzo Granturco
Molti si affannano a spiegare le ragioni del clamoroso successo del Movimento 5Stelle e della sconfitta altrettanto clamorosa del PD, mentre più scontata e prevedibile era ed è stata la buona affermazione della Lega che è riuscita a prendere più voti del partito di Berlusconi. In realtà, il 5Stelle, nonostante ci sia stato parecchio tempo per constatarne evidenti carenze e limiti, è riuscito ad imporsi, soprattutto agli occhi di moltissimi giovani, come la grande illusione di questo momento storico e ha raccolto un amplissimo consenso che rispecchia da una parte le loro giuste e disperate aspettative e dall’altra l’incapacità del governo Gentiloni di dare risposte almeno decorose alle loro esigenze e agli innumerevoli problemi di questo Paese. Continua a leggere
Il tuttologo Massimo Cacciari ieri sera, alla trasmissione di Lilly Gruber, ne ha detta una delle sue: se gli altri partiti non consentiranno al M5Stelle di governare, sia pure in ossequio alle norme costituzionali e alle regole politico-parlamentari correnti, alla prossima tornata elettorale il movimento di Grillo e Di Maio non prenderà solo poco più del 30% dei voti ma oltre il 70%. Non se ne rende conto, pensa di essere un grande filosofo, un rigoroso esperto di logica, ma non di rado questo accademico veneziano, proprio per voler strafare molto al di là del suo campo di competenza, finisce per mettersi sullo stesso piano di tante emerite teste di segatura che popolano il variegato e luccicante mondo massmediatico.
Di nuovo Carchidi all’attacco contro il vescovo “emerito” Nunnari, che costituisce una sua e vera propria ossessione e che continua a qualificare con espressioni volgari e pretenziose. Già, perché scrive Carchidi, “le Iene lo hanno sputtanato su scala mondiale” anche se continua a godere della complicità di “quel buffone di vescovo in carica”, rimanendo entrambi convinti che la gente non voglia vedere e “non sappia giudicare” (A. De Luca, Nunnari torna a celebrare messa a Bisignano senza vergogna, in “Iacchitè” del 2 febbraio 2018). In realtà, un gruppo televisivo così squalificato e provocatorio come le “Iene” può tentare di “sputtanare” tanta gente, a volte colpevole a volte innocente (ma è un dettaglio poco significativo per chi è pagato proprio per creare in ogni caso lo scandalo), solo perché, secondo una tipica mentalità delinquenziale, non esitano ad esercitare violenza verso il prossimo pur di ottenere i propri inconfessabili scopi. Purtroppo anche la magistratura, in conformità ad un malinteso e frainteso principio di libertà di pensiero e di stampa, chiude completamente gli occhi su tanti episodi di inciviltà e di evidente prevaricazione dimenticando o meglio fingendo di dimenticare che tale sacrosanto principio ha il suo invalicabile limite costituzionale nel principio di libertà personale, per cui a nessuno, giornalista o non giornalista, è consentito di farmi pressione perché io risponda a domande a cui non intendo rispondere e che al contrario potrebbero meritare di essere censurate anche o proprio in sede giudiziaria. 

Il giornalista Gabriele Carchidi, direttore del noto giornale cosentino on line “Iacchité” e ormai assurto al ruolo di intrepido, ma a volte anche irriflessivo e avventato, giustiziere informatico della vita politica giudiziaria e religiosa cosentina, affronta sempre apertamente e senza giri di parole problematiche di interesse pubblico senza dubbio scottanti e meritevoli di essere divulgate ed esaminate a mezzo stampa o via Internet. Ultimamente, Carchidi ha ritenuto di dare manforte ad alcune “croniste” del gruppo televisivo “Le iene”, che a ragione o a torto, ma con modalità sicuramente censurabili, hanno portato alla luce una torbida vicenda di sesso intercorsa diversi anni fa tra un prete di San Vincenzo La Costa e una giovane donna, certa Francesca, qui residente, allo scopo di dimostrare che il prete dopo averla messa incinta l’avrebbe abbandonata, condannandola ad un destino di irredimibile solitudine, con la diretta e pressante complicità della Chiesa cosentina nella persona dell’allora vescovo Salvatore Nunnari.
“Il mondo è grande, terribile e complicato” (Lettera a Giulia del 18 maggio 1931), scriveva Antonio Gramsci alludendo non solo alla complessità dei processi storico-economici in atto, ai rapidi e spesso drammatici mutamenti sociali, allo scontro cruento e persistente tra contrapposti mondi ideologici e culturali, ma anche e non meno significativamente alle particolari e troppo spesso sfuggenti e indecifrabili vicende umane, alle relazioni interpersonali mai univocamente o definitivamente determinabili in senso conoscitivo e soprattutto morale, alla estrema problematicità del dover valutare, giudicare e persino condannare parole, comportamenti, fatti, azioni di singoli individui, o di specifici gruppi professionali e comunità di lavoro.