di Elena Persicò
Ricordare insistentemente ad Israele i suoi obblighi giuridici, il suo dovere di rispettare trattati e norme internazionali e più in particolare il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1996 ed entrato in vigore dieci anni dopo, Patto che riconosce il diritto dei civili di ogni comunità umana alla protezione della propria integrità fisica e della propria esistenza contro discriminazioni sessuali, etniche o religiose, nonché il loro diritto ad esercitare senza limitazioni di sorta la libertà di pensiero, di parola, di associazione, di stampa e di riunione, nonché di partecipazione politica, è un atto moralmente e politicamente necessario che l’ONU sta compiendo da tempo immemorabile ma sostanzialmente inutile a giudicare dai risultati o meglio dalla totale mancanza di risultati raggiunti nel corso dell’ultimo mezzo secolo.
Il Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha inviato recentemente un appello al governo di Israele chiedendogli di indagare sugli ultimi tre conflitti a Gaza e sulle violazioni commesse durante gli scontri e intimandogli di “evacuare gli insediamenti in Cisgiordania”, pur sapendo perfettamente, per una lunga e pregressa esperienza, che non ci sono appelli e intimazioni che possano smuovere il governo israeliano dai suoi cocciuti e unilaterali propositi coloniali a danno della comunità palestinese. Continua a leggere






