Un’altra voce su Francesco Guccini

Francesco Guccini non era solo un anarchico libertario che componeva canzoni “esistenziali” e “non politiche”, ma anche e soprattutto un fazioso e spocchioso avversario della libertà altrui, anche della libertà di sbagliare, di correggersi e convertirsi a modelli di pensiero e di vita via via più emancipati e del tutto compatibili con un sistema democratico novecentesco. Basti pensare alla sua revisione del testo di “Bella ciao”, dove, senza minimamente preoccuparsi di storicizzare la lotta antifascista del passato, tratta acriticamente Giorgia Meloni, una delle personalità più eccelse della storia politica nazionale ed internazionale del ‘900 e di questo primo scorcio di XXI secolo, con lo stesso rancore e lo stesso disprezzo con cui si poteva trattare uno degli esponenti di spicco più odiosi e feroci dello storico regime fascista. Guccini, menestrello improvvisato più che disciplinato poeta tosco-emiliano con spiccata vocazione alla provocazione sociale, e dal vocione per niente graffiante ma piuttosto fastidioso e petulante, resta, beninteso, intellettualmente ed eticamente, di molto inferiore alla brillante e creativa politica romana. Ma, più in generale, il problema di Guccini sarebbe stata la sua incapacità di esprimere giudizi almeno tendenzialmente equilibrati e obiettivi sulle realtà del mondo e della storia.

Se si prendono, a solo titolo esemplificativo, quei versi spesso celebrati che recitano “Vola, vola tu, dove io vorrei volare, verso un mondo dove è ancora tutto da fare e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare”, si comprende l’unilateralità dogmatica e velleitaria del Guccini pensante, giacchè l’inno all’esperienza, alla libertà di sperimentare e di sbagliare, contenuto appunto in quei versi molto cari a schiere purtroppo acerbe di anime giovanili, può assumere un reale valore formativo, costruttivo ed esistenzialmente significativo, solo se venga quanto meno implicitamente coniugandosi con l’inno a quel senso razionale di responsabilità che è l’anima stessa di ogni atto realmente libero del volere. Quel che non avrebbe mai capito Guccini è che non basta volere e volere qualcosa o qualunque cosa per poter essere liberi. Si può volere in modi e per motivi profondamente diversi. Più che libertario, egli sarebbe stato un libertario nichilista, come è peraltro dimostrato dalla sua indifferenza per la fede religiosa in genere e per quella cristiano-cattolica in particolare e per il negativismo etico che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione rispetto ad un mondo non scritto a tinte uniche ma certamente complesso, problematico e contraddittorio.   

Francesco di Maria 

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