Michela Marzano, intellettuale e politica del PD

images (69)La professoressa Michela Marzano, eletta deputata nel 2013 nelle fila del PD, si dice delusa dal governo Renzi rispetto alle aspettative che esso le aveva creato e preannuncia le sue prossime dimissioni da deputata per tornare al suo “lavoro di intellettuale”, anche se non esclude che potrebbe aderire al nuovo soggetto politico di sinistra del fuoruscito Civati. Pensa: Civati, un uomo che pensa!

Non che metta in discussione le grandi qualità politiche e carismatiche del premier che anzi definisce “una persona geniale” e “leader carismatico”, ma secondo lei Renzi sarebbe carismatico a tal punto “da scivolare nella dimensione della personalizzazione del potere che esclude la collaborazione con gli altri“, anche se poi aggiunge che in realtà egli può contare certamente su diversi collaboratori di fiducia “la cui caratteristica principale è la fedeltà”, non però “lo spirito critico”, tant’è vero che “chiunque solleva obiezioni è qualificato come gufo”. Ma Marzano dice qualcosa di più e di più esplicito: “Il partito è sempre più lontano dai valori di sinistra. Mi dà fastidio come Renzi gestisce il potere. Si circonda di incompetenti e incapaci, così da poter decidere tutto lui. Ma non basta volere per potere. Esistono i limiti del reale che non si piega all’onnipotenza della volontà”.

Quello che qui emerge è innegabilmente un pensiero contorto e contraddittorio, perché un leader carismatico è tendenzialmente un decisionista che si circonda di persone fedeli e non necessariamente stupide (in quanto non penso che Graziano Del Rio o la “sculettante” Maria Elena Boschi siano meno capaci e competenti della molto teorica e velleitaria Marzano) e che proprio nei limiti storici del reale fa tutto quello che ritiene di poter fare ai fini di una rinascita economica e civile dell’Italia.

Non so fino a che punto abbia ragione Marzano nel dire che quello di Renzi sarebbe “un berlusconismo mascherato” tutto incentrato sulla “massimizzazione degli interessi individuali” anziché sulla “cooperazione sociale”, innanzitutto perché aveva ragione chi nella collaborazione tra Berlusconi e Renzi vedeva in tempi non sospetti non un compromesso meschino da utilizzare a soli scopi di interessi e potere personali ma una mossa strategica geniale volta a liquidare del tutto il primo sul piano politico nazionale dopo averne astutamente utilizzato quanto più possibile dal punto di vista parlamentare la forza politica ai fini delle riforme elettorale ed istituzionali e a screditare tale forza politica talmente agli occhi di larga parte del tradizionale elettorato moderato di destra da assorbirne gradualmente nel PD una parte non trascurabile che potesse compensare images (70)la contemporanea perdita di una parte dell’elettorato più di sinistra del PD; ma poi anche perché identificare con un semplice programma di cinica “massimizzazione degli interessi individuali” la politica governativa di un Renzi capace di sollecitare con successo la modificazione di alcune importanti linee programmatiche della politica economica europea e di garantire a molte famiglie italiane 80 euro in più al mese (che ovviamente per i massimalisti nostrani, tra cui la “filosofa” qui citata, saranno sempre ben poca cosa rispetto all’enormità della disoccupazione giovanile!), significa esprimere un giudizio del tutto gratuito o comunque infondato, anche perché, a meno che non si intenda proporre un attacco frontale e non mediato o graduale all’attuale regime capitalistico, non esistono modi sicuri, checché ne pensino i rivoluzionari della chiacchiera, di sconfiggere a breve la disoccupazione giovanile.

Tutto questo però non significa affatto che Renzi sia disposto a fare “macelleria sociale”, come prima di lui avevano fatto già Monti ed Enrico Letta con il convinto avallo della minoranza PD che oggi lo attacca in modo veemente, assentendo ad oltranza o in modo indiscriminato ad istanze tipiche del neoliberismo quali la massima libertà dei capitali, la flessibilità produttiva, la permanente precarizzazione del lavoro. In questo momento, certo, egli ha la necessità di recuperare per l’Italia credibilità internazionale assecondando in qualche modo, ma con manovre finanziarie  molto abili che agevolano comunque almeno parzialmente una ripresa economica senza cui il Paese rimarrebbe letteralmente stritolato dal suo enorme debito pubblico, i famigerati mercati finanziari, ma non è detto che domani, a crisi superata, non intenda cambiare completamente registro a tutto favore di quei ceti medio-bassi che sono la spina dorsale dell’economia nazionale ma che negli ultimi quindici anni sono stati pesantemente penalizzati dalle politiche finanziarie e fiscali dell’UE e probabilmente anche dall’adozione di una moneta unica.

Ma purtroppo il giudizio politico della professoressa Marzano su Renzi è il frutto del suo vissuto personale, che è un vissuto psichico oltremodo tormentato e significativo.

Basti pensare a quel che scrive di sé in un suo libro intitolato “Volevo essere una farfalla – Come l’ anoressia mi ha insegnato a vivere” (Mondadori 2011): «perché le mie storie d’amore sono sempre finite male? Forse perché la tempesta, alla fine, ha travolto sempre tutto…Nel bene e nel male, non riesco a non essere eccessiva…Se images (71)c’è un termine che mi definisce veramente è troppo. Mi innamoro troppo. Mi appassiono troppo. Mi stanco troppo. Mi arrabbio troppo. Con me e mio fratello, papà è sempre stato troppo pesante», dove emerge chiaramente un problema irrisolto di relazione con il proprio padre e più precisamente con un modello fortemente autoritario di paternità che sembrerebbe aver inciso in modo duraturo sull’affettività stessa di Michela e sulla sua capacità di gestire in modo equilibrato i rapporti interpersonali. Sulla fragilità emotiva di Michela Marzano non ci sono dubbi.

E’ lei stessa che scrive della sua anoressia e di aver fatto di tutto «per anni, per diventare leggera come una farfalla», senza riuscirci, proprio a causa di quella paternità ingombrante che le imponeva sempre troppo in tutte le cose della sua vita a cominciare dal fatto che a scuola si sentisse sin da bambina ossessionata dal problema «di dover essere la più brava». Non so perché Marzano abbia ritenuto di raccontarsi in modo cosí intimo più che sincero, ed è molto difficile stabilire se il suo malessere sia veramente dovuto alla figura paterna o piuttosto a un suo esasperato senso di rivalsa, sul piano intellettuale, nei confronti di donne percepite sempre come più belle, più affascinanti e più attraenti di lei o anche nei confronti di uomini percepiti sempre come più intelligenti, interessanti ed autorevoli di lei.

Il vero problema di Marzano, ma anche di altri intellettuali uomini e donne variamente “complessati”, potrebbe essere più semplicemente la sua presunzione, la sua superbia, la sua arroganza, e in altri termini un suo ego smisurato, che la induca a sentirsi costantemente in competizione col mondo, con i poteri del mondo e soprattutto images (72)con personalità politiche o culturali particolarmente brillanti che tendono a produrre in lei l’effetto indiretto di farla sentire in ombra e troppo marginale sul piano della visibilità e della gratificazione politico-culturale. Per questo, ella presume, al pari di tanti altri uomini e donne comuni, di essere portatrice di un modello verginale di umanità, di valori immacolati di integrità e di onestà, e dice di sentirsi a disagio in un partito di governo che con Renzi avrebbe tradito se stesso non mostrandosi sensibile ai veri problemi dell’Italia, alle diseguaglianze, ai diritti delle minoranze.

Il malessere della politica è, a ben vedere, il riflesso puro e semplice di un malessere esistenziale che accompagna da sempre la Marzano, che ha sempre bisogno di sentirsi disgustata di come va il mondo non per cambiarlo ma solo per autocommiserarsi e per ritagliarsi un ruolo molto illusorio di paladina images (73)incompresa dei supremi fini morali dell’umanità. Il suo approccio al pensiero filosofico è più intimistico che rigorosamente critico, la sua etica è più un’etica dell’intenzione che della responsabilità, il suo atteggiamento verso la politica è più moralistico (da anima bella) che sanamente realistico e dettato dall’umile disponibilità a lavorare per conto di chi, per quanto spregiudicato e sprezzante possa sembrare, sia più capace di altri di risolvere i complessi problemi della nazione.

Peraltro, fa un po’ sorridere l’ostentato distacco di questa intellettuale, organica solo al proprio sublimato narcisismo, da quel mondo politico, cosí pieno di cortigiani e di ambiziosi e in cui conterebbero “soprattutto i voti che ti porti dietro, le appartenenze e le conoscenze”. Perché, viene da chiedere, non è forse quello che accade anche nel images (1)patinato mondo accademico e universitario? Per vincere una cattedra di filosofia morale ed essere assunta alla Sorbona, non ha dovuto anche Michela Marzano essere, volente o nolente, una fedele cortigiana di Remo Bodei alla Normale di Pisa, e confidare costantemente su voti, appartenenze e conoscenze importanti, che le consentissero di fare una brillante carriera universitaria? Non si capisce, inoltre, essendo ben nota a tutti la realtà spesso meschina della politica, perché mai Marzano non abbia manifestato per tempo la sua indisponibilità a candidarsi per il PD.

Ma forse la verità è che ad essere difettoso sia proprio il suo modo di esercitare criticamente la razionalità con quella sua sciatta propensione a far proprie tutte le più perverse battaglie laiciste di questo tempo, come sta a dimostrare la sua stessa natura di cattolica irregolare e quindi totalmente indipendente dalla dottrina cattolica e la sua polemica su delicati temi etici e bioetici con mons. Galantino. Mi scusi Marzano: il mondo, fatti salvi i suoi indiscutibili meriti, le ha dato tanto, troppo, e forse è anche per questo che persino la Chiesa di Cristo le sta stretta! Impari ad essere filosofa del vero oppure si accontenti di insegnare alla Sorbona!

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