di Raffaele Bonanni
(pubblicato in “In Terris” il 22 aprile 2015)
Esiste un forma molto subdola di schiavismo, quello che definirei “usa e getta”: ti prendo, ti pago (una miseria) e ti mollo. Non che lo schiavismo tra i secoli XIV e XVII fosse migliore, ma quello che allora consideravano un “bene”, un valore economico, lo custodivano. Oggi non è più così, e la vita ha ancora meno valore.
E dobbiamo avere il coraggio di dire che questo mercato è alimentato dalla connivenza di certi imprenditori, specialmente per i cosiddetti lavori occasionali, stagionali o che comunque non hanno una continuità, che si raccordano con queste realtà criminali internazionali. Continua a leggere







