di Filippo Manginelli
A Pippo Civati non piace l’egemonia del “pensiero unico” renziano nel PD e, di conseguenza, anche negli indirizzi programmatici del governo in carica. Anzi, egli è molto polemico verso il suo segretario che avrebbe la colpa di banalizzare spesso le opinioni di diversi dirigenti del suo stesso partito usando toni sarcastici o sprezzanti che rischiano di alimentare continuamente spaccature pericolose dal punto di vista politico e lacerazioni umane difficilmente ricomponibili.
Per Civati il Renzi presidente del Consiglio è un vero e proprio prepotente che non tollera divergenze e contestazioni di sorta alla sua linea politica e di governo e che vorrebbe trasformare il PD da partito aperto al confronto e alla dialettica democratica interna in un partito verticistico e totalitario. A dire il vero, la dialettica democratica interna del PD, come già dei DS e ancora prima del vecchio partito comunista, è stata sempre molto aleatoria, molto più formale e propagandistica che non sostanziale ed effettuale: mutatis mutandis, nella formazione politica oggi guidata da Renzi, un certo verticismo, un certo burocratismo e un certo conformismo ideologico non sono mai venuti meno. Continua a leggere








avanti: “Vangelo e democrazia” non è solo un titolo ad effetto – che fin dal nome è tutto un programma… – ma costituisce il tentativo di dar voce a un progetto che ancora vagisce, anche se sarebbe bello vederlo camminare e stare in piedi da solo.

