Il bugiardo patologico

Se, pur tra parole infuocate di rimprovero, sei capace di accarezzare per un solo attimo la guancia di chi ti ha procurato dolore, è come se tu, in quel momento, gli dicessi: “Ci sono, sono qui con te. Esisti ancora per me”                                 (Alessandra Graziottin)

Il bugiardo patologico (maschio o femmina che sia) è una persona che mente molto spesso, su qualsiasi aspetto della sua vita. È molto difficile individuare le sue bugie, almeno inizialmente. Le menzogne possono riguardare relazioni sentimentali, amicizie, lavoro. Il primo ruolo evidente della bugia è quello di abbellire e rendere epiche le sue avventure con espressioni del tipo “se avessi voluto, a quest’ora ..” o “lui o lei voleva che divorziassi, ma a me certe cose non piacciono”. È dipendente dalle bugie: mente anche senza una ragione chiara.

È poco consapevole di avere un problema con le bugie, anzi, considera il “saper mentire” un punto di forza, un mezzo per ottenere ciò che vuole, per piacere agli altri, per essere convincente. Di solito è poco costante: molti amori vagheggiati, ma nessuno realmente speciale; tante esperienze lavorative, ma mai durature. Può diventare aggressivo, soprattutto quando viene messo di fronte alle sue bugie o viene smascherato: in questi casi difende le bugie con ostinazione. Ed è quasi impossibile che, anche a distanza di mesi o anni, trovi il coraggio di scusarsene.

Può essere anche spietato e privo di empatia. Di solito non si prende cura degli altri, a meno che non gli servano, per lavoro, per soldi, per svago. Quando ha bisogno, però, può essere incredibilmente persuasivo e far sentire l’altro al centro del mondo anche se rimane disinteressato ai sentimenti altrui. Vuole avere sempre ragione, non ammette mai le sue responsabilità, specie nelle situazioni di conflitto. Tende a parlare male di chi lo contrasti e a colpevolizzare gli altri. Di solito è anche molto critico verso tutto e tutti, si crede l’unico o l’unica in grado di capire e gestire le cose. Si sente sempre al centro del mondo, anche se, nella sua più profonda intimità, è affetto o affetta da un permanente e angoscioso senso di solitudine.  

È vago o vaga e tende a non dare mai informazioni chiare su se stesso/a; ad esempio: spesso non si capisce dove sia stato/a, con chi si sia incontrato/a, cosa abbia fatto. I suoi racconti sono spesso pieni di contraddizioni e omissioni. Mentire gli è utile per esercitare un ruolo attivo nelle relazioni, di cui, in effetti, ha estremo bisogno. Ma, non accettando i suoi bisogni di dipendenza, usa le bugie per mantenere una posizione di forza. Le menzogne lo o la aiutano a costruire una realtà più accettabile, la versione “migliore” possibile del mondo.

Mentire, inoltre, è un elemento costitutivo della sua identità: senza bugie, perderebbe un pezzo di sé. Solitamente è egocentrico e narcisista, e sessualmente provocatorio o provocatoria: in modo persino sfacciato benchè non sia disposto/a a riconoscerlo neppure implorandolo/a. Usa i legami per il suo tornaconto personale e tiene in scarsa considerazione il benessere altrui. Accudisce solo se stesso, e questo rende inutili sia gli sforzi di farsi amare, sia l’altrui disponibilità ad amarla e a prendersi cura di lui o lei. Il bugiardo patologico esercita il suo potere con vari strumenti. Il primo è la manipolazione: influenza, persuade, induce le persone a fare ciò che vuole. Ad esempio: manipola per ricevere stima, per essere importante, per avere potere in ambito lavorativo, per essere al centro di un determinato nucleo familiare.

Il secondo è il controllo: è un maestro nell’esercitare il controllo sulle situazioni e sulle persone. Per farlo, rende la realtà il più imprevedibile possibile, contraddittoria, creando il caos logico. E’ capace di dare ad intendere che forse tornerà per una certa data ma che, al tempo stesso, potrebbero sussistere motivi che lo obbligherebbero a ritardare il suo arrivo. Detiene lui il potere di creare e risolvere il caos. Non si sa mai se e in che misura potrà esserci per un determinato impegno di lavoro o di altra natura.

C’è poi la seduzione e l’abbandono: all’inizio della relazione ti fa sentire al centro del mondo, ma al tempo stesso non ti dice mai chiaramente di amarti, precisando che deve pensarci, che sente qualcosa ma non sa che cosa. Se poi lo/la attacchi per via della sua falsità e della sua mancanza di lealtà, non solo l’attrazione o la passione sparisce ma può trasformarsi persino in uno stregone o in una strega malvagia, che ostenta indifferenza e fastidio verso chi, per esempio, abbia osato licenziarla. Il bugiardo patologico non è che non soffra intimamente per aver provocato la profonda lacerazione di determinati rapporti interpersonali o sentimentali, ma è talmente orgoglioso da non essere mai capace di ammettere le sue colpe, di scusarsi, di chiedere perdono. Non sarebbe disposto/a a invocare il perdono neppure del della migliore donna o del miglior uomo del mondo. Può essere caldissimo/a sessualmente ma, al tempo stesso, del tutto gelido/a umanamente, sentimentalmente, spiritualmente. L’unica possibilità di guarigione per il bugiardo/a patologico è che, ribellandosi alla sua indole sommersa, avverta il bisogno di gridare apertamente: “Non mi lasciate. Vi amo, ti amo”. Ma è una possibilità impossibile, si potrebbe dire miracolosa.  

Francesco di Maria

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