
Il giornalismo e ogni altra forma di libero pensiero e libera informazione sono come la stessa libertà: possono essere usati bene o male, in modo onesto o disonesto, in modo efficace o improduttivo. Questo è un concetto basilare e imprescindibile. Un corollario di questo concetto è che il giornalismo, in virtù della libertà di pensiero e di informazione, nelle sue forme legittime non possa pretendere di esercitare sul potere politico e governativo un controllo superiore a quello che quest’ultimo può e deve esercitare costituzionalmente su di esso. La libertà di parola, di pensiero e di stampa, nei paesi occidentali è ben protetta dalle costituzioni, dalle leggi, dalle istituzioni pubbliche e dalle figure apicali dello Stato non coinvolte, almeno direttamente, in specifici impegni partitici, anzi non di rado è iperprotetta, a voler sottolineare con questo termine la tendenza ad una protezione talvolta ma sempre più spesso patologica anche perché generalmente volta, nelle diverse società di riferimento, a tutelare in modo lecito ed illecito espressioni e orientamenti di un libero pensiero funzionale ad assetti e interessi politico-culturali prevalenti o ancora tenacemente resistenti soprattutto nel caso abbiano subìto ribaltamenti elettorali e un conseguente trasferimento del loro ruolo da posizioni di governo a posizioni di opposizione. Continua a leggere

L’inarrestabile incivilimento del mondo comporta un graduale allontanamento dalla naturalità della vita, da un modo naturale di vivere. E questo è destinato a complicare enormemente l’esistenza umana, in quanto la crescente separazione dalle leggi naturali della vita non può che comportare verosimilmente, negli esseri umani, una tendenza altrettanto crescente all’«indifferenza», alla «morte delle passioni e delle emozioni», all’«impossibilità di sentire e di immaginare», che «sono solo alcuni degli effetti visibili nel cambiamento di paradigma»
Oggi pomeriggio è stata diramata una nota giornalistica dell’Agensir, 19 giugno 2024, da cui si apprende che il vescovo di Cosenza abbia pronunciato in Cattedrale parole molto critiche nei confronti del popolo di Dio. Infatti, dal comunicato risulta che monsignor Giovanni Checchinato, che i cosentini hanno soprannominato “il vescovo dal sorriso sgargiante”, soprattutto a favore di fotografi e telecamere, abbia testualmente dichiarato: «Oggi la società pretende di avere le sue radici nel cristianesimo e invece privilegia i ricchi, battaglia con i crocifissi in mano ma continua a far morire gente nel Mediterraneo. Sembra che una sorta di torpore stia invadendo le menti e i cuori dei cristiani dell’Occidente cristiano e che la potenza del Vangelo si stia ridimensionando sempre più».