Carl Gustav Jung: un’immagine del cattolicesimo

Citazione

Carl Gustav Jung

Secondo Jung, la nostra anima è chiamata ad operare nel corso di un’intera esistenza, con dinamiche inconsce e consce ad un tempo che le sono costitutive, una sistematica reintegrazione del senso della vita. Nel 1917, pensa ancora che Dio non sia dimostrabile razionalmente, per cui esso corrisponde a una funzione psicologica di origine e natura cosmica, una funzione di architettura del senso, in virtù della quale la psiche ha bisogno di creare qualcosa che resta al di fuori della vita personale dell’io1. Negli anni successivi, ovvero tra gli anni venti e trenta, sostiene tuttavia di non credere nell’esistenza di Dio ma di sapere che Dio stesso esiste, di saperlo per via di esperienza personale e professionale, allorché egli avrebbe avuto innumerevoli volte modo di notare quel che succede ai pazienti e alle persone in genere, quando di fronte a momenti di crisi, di grave smarrimento, qualcosa in loro chiede, cerca, propone, al di là della loro sfera razionale o volitiva, una nuova organizzazione, nuove possibilità di significato o architettura del vivere. Proprio in occasione di una celebre intervista, antecedente appena di un anno la sua morte, ebbe a dire: “Adesso lo so. Non ho bisogno di credere“, argomentando che non avrebbe mai potuto “credere” alcunchè sulla base dell’autorità e dell’insegnamento della tradizione, ma semplicemente per via empirica e scientifica, e, nel caso specifico, sulla base dei fatti e delle prove che veniva osservando e raccogliendo come medico tra i suoi pazienti, che sono portati generalmente, all’indomani di vicende particolarmente dolorose e traumatiche, a desiderare, ben oltre il ragionevole e il possibile, il recupero o il ripristino di stati oltremodo soddisfacenti di vita2. Continua a leggere

Pensiero della settimana

Citazione

Quanto più si è in comunione con Dio, quanto più si entra in contatto intimo con Dio, tanto più ci si trasfigura, tanto più si è inondati di luminosa gloria divina, tanto più la nostra vita si apre ad un processo di divinizzazione. Il momento di maggior comunione con Dio è dato dalla preghiera, dal reiterato, insistente e fiducioso atto di fede in Dio, nonostante tutte le paurose incognite che gravano sulla nostra esistenza. Ma la preghiera, beninteso, deve essere intesa come apertura del cuore alla volontà di Dio ancor più che richiesta pure legittima di accondiscendenza divina ai nostri bisogni e alle nostre quotidiane necessità, e non certo come semplice abitudine o come ultima risorsa cui si ricorra quasi scaramanticamente nei momenti difficili! Spesso, nel pregare il Signore, ci capita di covare nell’animo un desiderio di quiete, di serenità, di pace che vorremmo rendere permanente, che vorremmo perpetuare, e allora, come Pietro, vorremmo costruire delle capanne per metterci in esse al riparo, in compagnia del Cristo, dalle incertezze, dalle minacce e dalle sofferenze del mondo. A volte, come Pietro, anche noi siamo tentati di cercare una fede comoda, disimpegnata, fatta solo o prevalentemente di emozioni, ma stare in compagnia di Gesù non significa aspirare a fuggire dalla dura realtà quotidiana e dalle croci del vivere, soggiacendo alle nostre illusioni e ai nostri timori, bensì disporsi all’ascolto e alla comprensione della sua parola e del suo insegnamento salvifici: «E dalla nube uscì una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”!». Dalla nube, cioè dalla misteriosa e gloriosa presenza di Dio-Padre, viene un invito non solo e non tanto ad apprezzare e ad agognare sentimentalmente la figura del Figlio unigenito, ma a non equivocare il senso della sua funzione salvifica e quindi a capirne e a seguirne realmente il messaggio e i santi precetti. Cosa ci fanno Mosè ed Elia in compagnia di Gesù? Sono lì a ricordare la passione e la risurrezione di Cristo, ovvero il suo esodo dal dolore e dalla morte alla gloria e alla vita che si sarebbe compiuto a Gerusalemme. Dunque, la pur gloriosa Trasfigurazione è l’evento evangelico attraverso cui viene manifestandosi il vero e più profondo senso del piano salvifico di Dio: la gloria della risurrezione può raggiungersi solo passando attraverso l’accettazione, pur sofferta e lacerante, della sofferenza e della morte nel compimento quanto più sincero e coerente possibile della volontà divina.      

 

 

 

 

Immagini della fede e mitezza evangelica*

Citazione

*In questo scritto è incluso il breve articolo del 7 marzo 2025, intitolato “La fede tra arte religiosa e arte tout court”, che pertanto non comparirà più come articolo a sé stante

Mosé e il roveto ardente

La fede medievale celebra la grandiosità del divino: basti pensare allo straordinario fervore artistico che si sarebbe manifestato tra l’XI e il XIV secolo, alle gloriose cattedrali, alle imponenti e solenne  chiese abbaziali e romaniche progettate e costruite dai monaci occidentali, e da essi concepite soprattutto per esprimere e rappresentare il tema più sentito di quelle epoche, vale a dire quello del Cristo come giudice universale, come sovrano onnipotente, giusto e misericordioso, circondato dai santi e dai beati dell’Apocalisse e pronto a dispensare eterna beatitudine o eterna dannazione. Alle cattedrali romaniche si sarebbero aggiunte, tra XII e XIII secolo, quelle gotiche, più slanciate verticalmente e più luminose, e la maggiore altezza dello spazio interno delle cattedrali veniva a fungere da sprone alla preghiera dei fedeli, essendo essa stessa espressione di composta ed estatica preghiera, e da traduzione architettonica di struggente anelito delle anime verso Dio. Di tutta questa grandiosa e suggestiva spiritualità partecipava l’intera comunità cristiana e civile, con i suoi potenti e i suoi umili popolani, con i suoi dotti e i suoi molti incolti, che però erano tutti indistintamente istruiti nella fede. Ma le cattedrali gotiche erano particolarmente ricche di un’arte figurativa dedita ad illustrare sapientemente e realisticamente gli episodi evangelici, dalla nascita alla glorificazione di Cristo risorto, tra cui in particolare quelli legati alla Passione di Cristo che favorivano e acuivano enormemente la percezione della sua umanità e della particolare vicinanza di Dio alla condizione di sofferenza delle sue creature. Molto ricorrenti erano anche le immagini della santissima vergine Maria, rappresentata come sovrana del cielo e della terra, potente e misericordiosa, e privilegiata compartecipe della gloria di Dio. Continua a leggere

Pensiero della settimana

Citazione

Piaccia o non piaccia all’attuale pontificato, stando al testo originale greco, che riproduce fedelmente il testo in aramaico, è Dio stesso, lo Spirito Santo, a spingere Gesù verso la tentazione, a portarlo verso la tentazione, a sospingerlo nel bel mezzo della tentazione diabolica: “kài mè eisenènkes hemàs eìs peirasmòn”, recita il testo originale greco, dove peirasmòs significa tentazione, prova, potremmo anche dire test, ovvero non spingerci, non portarci proprio dentro la tentazione che è più forte di noi, che è più potente della nostra debole volontà; noi questo lo riconosciamo, senza di te, Signore, siamo solo alla mercè del peccato, del vizio, della perversione, di ogni possibile iniquità: dunque non indurci a fronteggiare situazioni che ci vedrebbero irrimediabilmente perdenti ma aiutaci tu a resistere, a non essere troppo succubi delle tentazioni della nostra vita, del nostro stesso io  …  non indurci a desiderare né potere, né ricchezza, né celebrità, né sesso, né ammirazione, e non indurci ad innamorarci di noi stessi, anche se fossimo giusti, misericordiosi, santi, perché in tutti questi ambiti e casi saremmo e spesso siamo degli sconfitti. La formula “non indurci in tentazione” nei secoli alla Chiesa è sempre parsa un po’ scandalosa, giacché è difficile pensare che Dio possa indurre l’uomo a qualcosa di cattivo: lo stesso Gesù non fu forse indotto in tentazione da Satana proprio contro il suo Padre celeste? Perciò, la Chiesa ha cercato sempre di riesprimere e reinterpretare in termini più accettabili tale formula e oggi una delle traduzioni più accreditate sembra essere quella che suona “non abbandonarci nella tentazione”, sebbene, anche in questo caso, non si capisca per quale motivo il Signore dovrebbe quasi sadicamente abbandonare i suoi figli nelle prove più difficili e sfibranti. Del resto, se ci si scandalizza di questa espressione del Pater (non indurci in tentazione), forse ci si dovrebbe scandalizzare ancora di più della frase pronunciata da Gesù sulla croce “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”, perché è molto difficile pensare che Dio Padre possa abbandonare suo Figlio Unigenito nel momento più tragico della sua vita terrena.

 

 

 

 

Emmanuel Mounier, paradigma esemplare ma incompiuto di laicità cattolica

Citazione

Emmanuel Mounier (1905-1950)

Emmanuel Mounier già nella prima metà del ‘900 parlava di una crisi così profonda della fede cristiana e cattolica da definirla, sia pure con tono interlocutorio, come una vera e propria “agonia del cristianesimo”1. Anche per questo, ben lungi dal condividere “il sogno europeistico” di tre grandi statisti cattolici come Adenauer, De Gasperi e Schuman, che a molti era apparso prodromico del perseguimento di un ideale cristiano come nuovamente capace di fungere da cuore pulsante dell’Occidente, egli non avrebbe mai creduto nella ricostituzione di un’Europa cristiana, scorgendo nella società europea troppi segni evidenti di scollamento tra le cristiane e cattoliche pratiche di pensiero e di vita e la fede dei Padri. Continua a leggere

Pensiero della settimana

Citazione

Censurare i difetti altrui sapendo che essi sono anche nostri difetti, non è solo un comportamento ipocrita ma anche stupido, perché solo uno stupido può pensare di correggere il prossimo per colpe identiche a quelle che egli abbia contratto nella sua stessa vita. Ma se, anziché essere tentati di correggere, ci si limita a confessare al prossimo che i suoi errori sono anche i nostri errori, di cui però non ci compiaciamo affatto e di cui occorre liberarsi, forse noi compiamo un’azione onesta, saggia e utile tanto al prossimo quanto a noi stessi.

La laicità democratica tra retorica, ideologia e fede.

Citazione

Si può convenire su una definizione di laicità «come valore comune e costume sociale in una societas di uguali-nelle-differenze che non cancella le diverse appartenenze ma le pone dialogicamente l’una di fronte all’altra, favorendo un’intesa comune su princìpi e valori condivisi (e si pensi solo ai diritti umani)»1. Senonché una comune fede in questo valore e nella sua intrinseca funzione dialogica non solo non cancella le diverse identità a confronto ma non sempre è in grado di assicurare il dialogo e, ancor più, l’intesa e la condivisione di princìpi e valori condivisi: anche sui diritti umani accade che non si raggiunga sempre una unanimità di giudizi e convergenze, per così dire, sufficientemente unitarie. La laicità, nel senso più radicale ma anche più costruttivo del termine, deve essere comprensiva tanto di aperto e libero confronto civile e democratico, quanto della possibilità che, al di là del confronto più dialettico e pluralistico, permangano differenze insanabili, contrasti e conflittualità irriducibili tanto in rapporto ai poteri e alle autorità costituite dello Stato quanto in rapporto alle diverse o eterogenee visioni del mondo pure presenti nella società civile. La storia si evolve ma in essa, sia pure in forme o modi sempre diversi, permangono strutture di contrapposizione e di conflitto resistenti a qualunque processo di modernizzazione e di evoluzione storico-civile e culturale. Continua a leggere

Pensiero della settimana

Citazione

Non è che Gesù ci chieda di vivere come se non esistessero né nemici, né malvagi, né persecutori: nella vita di ogni giorno esistono e lui sa bene che da essi bisogna guardarsi, che è necessario agire con molta prudenza e circospezione e persino con una certa larghezza di vedute, e anche, se necessario, con coraggio e con la volontà di opporsi alla menzogna e al sopruso solo con le armi della verità e della giustizia, nei limiti dell’umanamente tollerabile, ivi comprese quelle che ci incoraggiano costantemente a non far prevalere in noi le ragioni talvolta comprensibili dell’odio su quelle necessarie e certamente più utili dell’amore. E’ solo cosí che l’etica cristiana si conferma quale etica non dei deboli e dei vili ma dei forti e dei giusti in Cristo. Ma ci sono troppi ministri della Parola di Dio che, lungi dall’intenderla o dall’applicarla rettamente, caricano i penitenti soggetti a trattamenti reiteratamente iniqui e offensivi, di inutili e ossessivi sensi di colpa.

 

Trump, democratically elected dictator!

Citazione

“A mediocre comedian” and “a dictator never elected”. This is how Trump, considering himself an excellent comedian and a democratically elected dictator, defined Zelensky for having stubbornly defended the Ukrainian cause and led the armed resistance of the people and the army of Kiev, for over 2 years, against the expansionist designs and the desire for political-military occupation of one of the bloodiest dictators in contemporary history. The Ukrainian prime minister simply replied politely that the American president lives “in a bubble of Russian disinformation” and so Trump’s deputy felt compelled to admonish him by ordering him “to stop it”, provoking the reaction of Macron and Schulz who immediately sympathized with Zelensky. Continua a leggere

Trump, dittatore democraticamente eletto!

Citazione

«Comico mediocre» e «dittatore mai eletto». Così Trump, considerando se stesso un comico eccellente e un dittatore democraticamente eletto, ha definito Zelensky per aver questi difeso ostinatamente la causa ucraina e aver guidato la resistenza armata del popolo e dell’esercito di Kiev, per oltre 2 anni, contro i disegni espansionistici e la volontà di occupazione politico-militare di uno dei più sanguinari dittatori della storia contemporanea. Il premier ucraino si à limitato a replicare educatamente che il presidente americano vive “in una bolla di disinformazione russa” e così il vice di Trump si è sentito in dovere di ammonirlo intimandogli “di piantarla”, suscitando la reazione di Macron e Schulz che hanno subito solidarizzato con Zelensky. Continua a leggere