(pubblicato nel sito on line “Iacchitè” in data 13 settembre 2017)
Per capire come stanno realmente le cose attorno alla chiusura senza senso delle strade del centro, abbiamo selezionato per voi una serie di post apparsi su Fb che oltre a porre giuste domande, spiegano senza peli sulla lingua il vero motivo di questa enorme pagliacciata messa in piedi dal sindaco più cazzaro che l’Italia abbia mai avuto.
Tutto è come sempre una questione di interessi, camuffata dalle solite chiacchiere che Occhiuto è abituato a raccontare alla gente. Alle quali, spesso, in tanti abboccano. Nasconde dietro la sicurezza dei bambini (di cui non gliene frega niente) un affare che sta andando a male: il parcheggio di piazza Fera/Bilotti. Evidentemente, come dicono tanti cittadini, deve essere un socio occulto di questo parcheggio. Altrimenti non si spiega in nessun altro modo una scelta sciagurata come quella di chiudere il centro senza nessun criterio e potenziamento dei mezzi pubblici. Cosa che normalmente si fa nelle amministrazioni libere, oneste e al servizio dei cittadini. Continua a leggere
“Che Dio esista o non esista, l’uomo è il Dio della norma. Non esiste una norma già data in natura. In natura esistono solo fatti, eventi” (P. Flores D’Arcais, Etica dell’ateismo, in “Micromega”, 3/ 2008). Se esiste, infatti, poiché Dio parla solo attraverso l’uomo per quanto ispirato questi possa essere, esiste solo attraverso l’uomo, attraverso la sua voce, la sua pretesa di rappresentarlo e rappresentarne la volontà; se non esiste, ogni uomo può crearsi una norma, una legge e può tentare di farla valere socialmente, storicamente con il consenso di altri uomini. In questo senso, osserva d’Arcais, che Dio esista o non esista, tutto è comunque permesso e quindi ogni creazione, ogni elaborazione, ogni concezione morale e politica prodotte o inventate dagli uomini e da ogni singolo uomo sono condannate al soggettivismo, al relativismo, al nichilismo.
Molti anni or sono, Eugenio Garin, nome leggendario della cultura filosofica italiana novecentesca, diceva che il primo e fondamentale dovere dell’insegnante è quello di non trascurare mai il principio stesso di ogni attività educativa e culturale, cioè il suo valore umano e liberatorio, al di là di ogni specialismo e tecnicismo e al di là di ogni interesse contingente o meramente utilitaristico; è quello di puntare dunque su un’idea di cultura come conquista di una sempre più profonda consapevolezza di sé e delle dimensioni storiche e spirituali universali e specifiche della propria esistenza. Garin questo affermava riprendendo l’espressione crociana “cultura e vita morale” ma senza pretendere che questi due termini dovessero essere coniugati necessariamente proprio nel senso crociano. Da questo punto di vista, con o senza Croce, non si può non esprimere un giudizio molto critico sulla scuola italiana per via di dinamiche didattiche ed educative che specialmente oggi, ma almeno dalla fine degli anni settanta in poi, sono sembrate e sembrano gravitare attorno ad idealità e aspettative che con la cultura, intesa come complesso rigoroso di conoscenze e come esercizio critico di razionalità, e con la vita morale, intesa quale acquisizione disciplinata di idealità e valori universali che sono e devono essere alla base della vita collettiva e della stessa vita personale, hanno ben poco e sempre meno a che fare.
Ormai la politica italiana vive di analisi parziali e frammentarie perché circoscritte ad avvenimenti particolari del giorno per giorno, di sensazionalismo giornalistico legato alle spesso mutevoli dichiarazioni dei leaders politici, di previsioni elettorali fondate molto più su vicende interne ai partiti (trasmigrazione di parlamentari da un gruppo all’altro, profilarsi virtuale di possibili alleanze tra partiti e attacchi tattici sin troppo ostentati ai tradizionali rivali politici, “scandali” presunti o reali ancora irrisolti o parzialmente irrisolti a livello di gruppi dirigenti dei singoli gruppi politici) che non sul tentativo di cogliere dinamiche economico-sociali e culturali di medio e lungo periodo già embrionalmente presenti nella realtà storica nazionale ed internazionale con annesso interrogativo su modi e mezzi con cui esse possano essere validamente interpretate ed efficacemente affrontate sul piano politico-governativo.
La notiziola è che il Consiglio di disciplina dell‘Ordine lombardo dei Giornalisti ha deciso di sospendermi per due mesi dalla professione e dallo stipendio, questo a causa di un
Come dare torto a chi, non da oggi, ipotizza con argomentazioni non poco incisive che anche la Corte di Cassazione, organo giuridico peraltro non certo infallibile al pari di tutto ciò che è umano, sia tutt’altro che ermeticamente chiusa alle pressioni e alle istanze degli ambienti mafiosi. Ogni tanto i giudici della Cassazione (non tutti, naturalmente) si illudono che il tempo sia capace di far dimenticare persino i peggiori crimini e che la si possa far franca nell’aiutare delinquenti, criminali e mafiosi di ogni genere a ritornare in uno stato di libertà. Fortunatamente, almeno quando si ha a che fare con delitti efferati che abbiano avuto per bersaglio una moltitudine di persone e di persone spesso non solo innocenti ma dedite a servire lo Stato e la collettività, le decisioni della Cassazione non passano inosservate né vengono commentate con disincantato distacco ma assumono una tale risonanza sociale oltre che mediatica da farle apparire per quel che sono, cioè il frutto di una gratuita e illecita concessione giudiziaria, al di là delle attività legalmente svolte a difesa di questo o quel personaggio, ad ambienti e soggetti legati verisimilmente a doppio giro di filo con oscure ma sempre attive forze eversive operanti nei principali gangli economici, amministrativi, politici e giuridici dello Stato.
Scrive oggi il quotidiano “La Repubblica” che «l’unica persona che con una sola parola può…fugare quel sospetto», cioè che la Boschi abbia effettivamente chiesto nel 2015 all’amministratore Delegato di Unicredit di intervenire a favore di Banca Etruria, «si ostina a tacere: è
E’ una situazione grottesca: Ferruccio De Bortoli afferma e ribadisce le sue accuse a Maria Elena Boschi, perché fondate su “fonti attendibili”, e quest’ultima risponde che è tutto falso e che “la misura è ormai colma”. Come si sa, l’accusa è che la politica toscana del PD avrebbe fatto pressione nel 2015 su Federico Ghizzoni affinchè Unicredit, la principale banca italiana e uno dei più forti gruppi finanziari europei di cui per l’appunto Ghizzoni era amministratore delegato, comprasse la Banca Etruria in cui Pierluigi Boschi, padre della deputata toscana, assolveva la funzione di vicepresidente.
Già diversi anni or sono, in un articolo molto arguto e meritevole di attenzione, la giovane giornalista Laura Novak scriveva: «La donna: una figura complessa, anima e musa da millenni di immaginari. Nevrotica, intricata, compulsiva e istrionica. Degna di parole, fogli e interi romanzi. Simbolo dell’amore che muove il sole e le altre stelle; simbolo dell’odio che corrode l’affetto materno e la rende un’eterna Medea. Le pagine dei giornali sono impregnate di figure femminili che, in ambiti opposti, diversi ma forse simili, conducono a una riflessione. Donne mantidi, donne misantrope, donne fragili ma manipolatrici, donne libertine e traditrici. Donne che occhieggiano ai modelli letterari. Da Lady Macbeth a Giocasta, da Cassandra ad Agrippina, da Lucia fino a Giulietta, da Lady Chatterley a Violetta. Chi erano le donne di ieri? E come la storia le ha trasformate a tal punto da essere quelle di oggi?» (Le donne oggi. Quel che siamo state non basta?, in “Storia”, rivista on line di storia e informazione, n. 36, dicembre 2010).