Vandali e demòni

I disordini vandalici di questi giorni in alcune città italiane fanno emergere verità già note negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso: alcune migliaia di giovanissimi figli di papà, privi di buona educazione, di senso morale e valori civili si dedicano a devastare e distruggere interi quartieri urbani contestando il governo in carica reo di sposare la guerra e il riarmo a danno di settori ben più vitali della società italiana quali la sanità, la scuola, l’occupazione, il carovita. Non ha importanza stabilire se e in che misura tali proteste siano fondate e legittime, perché il problema che oggi si presenta è lo stesso di oltre mezzo secolo fa, vale a dire l’odio smodato, irragionevole e violento di intere generazioni abituate a chiedere, ad esigere e a pretendere nel quadro di un contesto familiare, socio-culturale, politico e religioso, sostanzialmente orfano di valori forti e veri, di norme e princìpi etici realmente praticati e non semplicemente predicati, di progetti politici coerentemente radicati in un sofferto vissuto personale e in atti significativamente costosi di vita.

Allora il bersaglio di comodo erano i governi democristiani, certo non esenti da difetti anche notevoli e da forme non sempre comprensibili di miopia politica e culturale, oggi il bersaglio del tutto strumentale è il governo di Giorgia Meloni ancor più che di destra o centro-destra. Anche a quei tempi le opposizioni di sinistra non mancavano di cavalcare le proteste giovanili di piazza provenienti per lo più da ceti benestanti e culturalizzati e da ambienti accademici fortemente ideologizzati, anche se a dire il vero la sinistra comunista di allora, molto più attrezzata culturalmente e ben più saggia sul piano etico-politico, non offriva un appoggio organico, per quanto non dichiarato, a masse di giovani urlanti dalle quali, alla fine, essa stessa sarebbe stata travolta.

La sinistra di allora, a parte qualche gruppuscolo extraparlamentare, non aveva bisogno di soffiare sul fuoco per esistere e candidarsi ad essere classe dirigente della nazione, né, essendo forte di un elevato senso dello Stato e di un sincero e profondo amor patrio, aveva bisogno di usare argomentazioni puerili e inconsistenti per opporsi validamente, con sano spirito istituzionale e nazionale, ai vertici democristiani e governativi dello Stato. Purtroppo, oggi i protagonisti della sinistra italiana sono pezzenti di moralità, di intelligenza politica, di modi urbani di relazionarsi all’avversario politico. Per esistere, individui come Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni hanno bisogno di massicce dosi di analfabetismo critico-intellettuale, di doppiezza morale, di meschinità: in fondo anche costoro, al di là dei loro titoli presunti o reali, sono figli di una prolungata e corruttiva stagione di nichilismo etico-esistenziale.

Se si provi a dire che certo vandalismo giovanile e non giovanile di ritorno o che certa dilagante furia antinazionale di delinquenti immigrati possa e debba essere combattuta solo con energiche contromisure legislative e di polizia e con una parziale militarizzazione di larghissimi tratti del territorio nazionale, è facilmente immaginabile la loro risposta, ma è proprio questo che manca alla loro, in vero mediocre, cultura dello Stato. Non possono saperlo, ma essi non si pongono in funzione dell’interesse nazionale, essendo vero il contrario, cioè che nel nome dell’interesse nazionale essi perseguono esclusivamente i propri interessi personali. Non lo sanno, ma sono guidati da uno spirito demoniaco.  

 Francesco di Maria

 

 

 

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